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Transizione green, Goldman Sachs: “Boom della domanda di rame”

Secondo le analisi dell’istituto, la domanda di rame crescerà di quasi il 600% entro il 2030 per avvantaggiare i progetti greenfield

Lo scoppio della pandemia e il conseguente stop della catena di approvvigionamento globale hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalle materie prime. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, questa attenzione continuerà ad espandersi, soprattutto in relazione al cambiamento climatico. In particolare, il ruolo da protagonista toccherà al rame per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.

In quanto il materiale conduttivo più conveniente, infatti, il rame ricopre un ruolo centrale nei processi che coinvolgeranno le nuove fonti di energia. Mentre le discussioni su come e su quando il petrolio verrà sostituito da energie green vanno avanti, sembra trascurarsi il fatto che senza un aumento nell’uso del rame e di altri metalli industriali, non potrà avere luogo la definitiva implementazione delle energie rinnovabili. «Come sosteniamo da molto tempo, muovere l’economia globale verso un livello di emissioni pari a zero rimane il motore principale del mercato delle materie prime, in cui i metalli “verdi”, in particolare il rame, giocano un ruolo cruciale» – evidenzia Goldman Sachs.

«Sfruttando le nostre analisi, stimiamo che entro il 2030 la domanda di rame crescerà di quasi il 600% a 5,4 milioni di tonnellate nel nostro caso di base e del 900% a 8,7 milioni di tonnellate nel caso di iper adozione delle tecnologie verdi. Stimiamo che entro la metà del decennio questa crescita della domanda verde possa eguagliare, e poi superare rapidamente, la domanda incrementale generata dalla Cina negli anni 2000» – sostengono gli strategist di Goldman Sachs. – «Il mercato attuale non è preparato per questo boom, essendo già molto rigido, in quanto gli stimoli pandemici hanno sostenuto un reingresso nel mercato a fronte di condizioni di offerta stagnanti».

Inoltre, come messo in evidenza da Goldman Sachs, l’aumento del prezzo del rame dell’80% negli ultimi 12 mesi non è andato di pari passo con le effettive approvazioni di progetti greenfield. Quadro ulteriormente aggravato dall’arrivo del coronavirus, che ha creato un’incertezza sufficiente a congelare le decisioni di investimento delle aziende. Dall’altra parte si pone il problema delle scorte di rame che, secondo le stime, si potrebbero esaurire entro la metà del decennio. Da ricordare, infatti, che il rame è un prodotto a ciclo prevalentemente lungo, dato che ci vogliono 2-3 anni per estendere una miniera esistente e 8 anni per stabilire un nuovo progetto greenfield.

«La contrazione della domanda e dell’offerta ha rafforzato le attuali condizioni di deficit e prefigura nuove mancanze a partire dalla metà del decennio. Oggi stimiamo un gap di approvvigionamento a lungo termine di 8,2 milioni di tonnellate entro il 2030, il doppio del gap che ha innescato il mercato rialzista del rame all’inizio degli anni 2000» – sottolineano gli strategist. – «Ciò significa che i prezzi del rame sono aumentati ora per incentivare un’offerta sufficiente a risolvere i futuri deficit. Il rame è talmente parte integrante della transizione verde che i requisiti di approvvigionamento richiedono un nuovo picco nei prezzi. La storia ha visto molti esempi di materie prime risolvere simili rischi di impoverimento a medio termine con picchi di prezzo più prossimi, non da ultimi il gas naturale e il nichel negli Stati Uniti nei primi anni 2000».

Il rame, dunque necessita di prezzi più elevati per avvalorare una serie di investimenti a breve e lungo termine. «Gli attuali prezzi, circa 9.000 dollari per tonnellata, sono troppo bassi per prevenire un rischio di esaurimento delle scorte. Se il rame rimane a 9.000 dollari nei prossimi due anni, allora stimiamo che il deficit risultante genererebbe un esaurimento delle scorte di mercato entro l’inizio del 2023″, sottolineano da Goldman Sachs. “Sulla base dei nostri modelli, crediamo che il percorso più probabile per il prezzo del rame, sia un prezzo medio di 9.675 dollari per tonnellata nel 2021, 11.875 nel 2022, 12.000 nel 2023, 14.000 nel 2024 e 15.000 nel 2025. In questo contesto, aggiorniamo il nostro obiettivo di 12 mesi a 11.000 dollari per tonnellata» – concludono gli strategist.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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