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Come sarà il turismo nel post-Covid? Non più destinazioni ma esperienze

Secondo i primi studi di settore, i generi di turismo più apprezzati saranno quelli per visitare i propri cari, il turismo responsabile e il turismo di pace

Tra i settori più colpiti dalla pandemia di Covid-19 c’è sicuramente quello del turismo ma, man mano che nel mondo i piani di vaccinazione vanno avanti, si comincia a pensare ai viaggi. Ma come avrà influito l’emergenza sanitaria su questo ambito della vita?

Secondo le ultime analisi, le prenotazioni per le vacanze stanno di nuovo aumentando. Tra i fattori che potrebbero complicare le condizioni di viaggio, tuttavia, ci sono da una parte l’obbligo di vaccinazione in caso di viaggio all’estero e la crisi economica che per molte persone si è concretizzata in una diminuzione del reddito. Quello che si va a delineare, dunque, è un settore totalmente diverso da quello del pre-Covid.

Nel post-pandemia i viaggiatori prenderanno scelte di viaggio più ponderate e saranno molto esigenti. Gli operatori del settore dovranno prestare maggiore attenzione all’offerta di servizi, alle strutture e alle esperienze rivolte principalmente al benessere e alla salute. Non potranno mancare anche elevati standard di igiene prevedibilmente desiderati dai clienti.

Secondo lo studioso di turismo Fabio Carbone, il nuovo turismo sarà maggiormente concentrato sulle persone e non sulle destinazioni. Per ribaltare il distanziamento sociale dell’ultimo anno, l’occasione viaggio sarà utilizzata per riallacciare rapporti esistenti con le persone amate che vivono all’estero o cercare nuovi incontri. Tra i generi di turismo più apprezzati ci saranno dunque quelli che includeranno viaggi per visitare amici e parenti, turismo responsabile e turismo di pace.

Il turismo responsabile, in particolare, anche detto volonturismo, è un’attività turistica di nicchia che prevede il volontariato in una destinazione straniera. Con le ricadute economiche che il Covid-19 ha avuto sui Paesi in via di sviluppo, il volonturismo potrebbe essere percepito come una necessità.

Per turismo di pace, invece, si intende il desiderio di visitare destinazioni specifiche per esaminare come vi si è sviluppata e celebrata la pace, quanto per contribuire agli sforzi di una destinazione nello stabilire la pace in seguito a un conflitto. In questo senso, il turismo di pace prevede visite ai memoriali di pace o a zone di guerra, come ad esempio il Memoriale del Muro di Berlino o quello della pace di Hiroschima.

L’industria del turismo è ora chiamata a riflettere sul proprio futuro e sulla strada che vuole intraprendere. Sembra quasi un obbligo, in questi tempi, dare la priorità alla fornitura di esperienze di qualità a prezzi accessibili e a mettere prima i clienti. Quando i viaggi nel mondo potranno riprendere a pieno ritmo promuove destinazioni e attrazioni particolare potrebbe non avere più senso. Soprattutto a fronte di corridoi di viaggio restrittivi e in costante cambiamento.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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