
Secondo un report di Credit Suisse, i rendimenti reali medi annui su azioni e obligazioni saranno di appena il 2%. A questo si aggiunge un mercato del lavoro paralizzato e l’esaurimento del settore immobiliare
La Generazione Z farà più fatica a diventare ricca. Ad affermarlo è l’annuario dei rendimenti degli investimenti globali di Credit Suisse. Secondo i dati dell’istituto, infatti, le giovani generazione guadagneranno meno in azioni e obbligazioni rispetto alle generazioni precedenti.
I rendimenti reali medi annui sugli investimenti per la Generazione Z saranno di appena il 2%, un terzo in meno del 5% e oltre di rendimenti reali che hanno visto i millennial, la Generazione X e i baby boomer. L’annuario riconosce che una marcata deflazione potrebbe aumentare i rendimenti delle obbligazioni, ma l’inflazione appare più preoccupante.
Secocndo un rapporto della Bank of America Research chiamato OK Zoomer, la pandemia avrà un impatto sul futuro finanziario e professionale della Generazione Z analogo a quello che la Grande Recessione ha avuto sui millennial. «Come la crisi finanziaria nel 2008-2009 per i millennial, il Covid metterà alla prova e ostacolerà la carriera e il potenziale di guadagno della Generazione Z »- si legge nel rapporto. – «Come un decennio fa, è probabile che il costo economico di questa recessione colpisca di più la generazione più giovane e meno esperta».
In particolare, i più giovani sono stati colpiti maggiormente nella forza lavoro, registrando i tassi di disoccupazione più elevati. Si sono infatti affacciati su un mercato del lavoro paralizzato da un tasso di disoccupazione del 14,7% a maggio. Secondo i dati della Fed di St. Louis, le persone di età compresa tra i 20 e i 24 anni avevano un tasso di disoccupazione di quasi il 27% quando la disoccupazione ha raggiunto il picco lo scorso aprile, più di qualsiasi altra generazione.
«Il modo in cui una recessione può davvero danneggiare le persone che hanno appena iniziato a lavorare può avere effetti duraturi» – aveva commentato in precedenza Heidi Shierholz, economista senior e direttrice delle politiche presso l’Istituto di politica economica. – «Ci sono molte prove che il primo lavoro post-laurea che ottieni pone le basi in modo significativo per ciò che verrà dopo».
I laureati in recessione vedono generalmente stipendi stagnanti che possono durare fino a 15 anni. Così era stato per i millennial più anziani che si sono laureati nella Grande Recessione, che nel 2016 hanno visto livelli di ricchezza inferiori del 34% rispetto a quelli delle generazioni precedenti alla stessa età, secondo la Fed di St.Louis.
Uno studio di follow-up, d’altro canto, ha mostrato come nel 2019 i millennial avevano ridotto il deficit di ricchezza fino all’11%. Tale recupero sembrerebbe far ben sperare per la Generazione Z sulla possibilità di recuperare terreno. Bisogna ricordarsi però che i millennial hanno avuto dalla loro parte un ritorno sugli investimenti annualizzato del 5% e più. Con un rendimento annuo previsto del 2% per la Gen Z, creare ricchezza potrebbe essere ancora più difficile.
Ai giovanissimi rimangono sempre gli investimenti nel settore immobiliare o l’obiettivo di diventare imprenditori di successo per creare ricchezza. Ma la pandemia ha causato una frenesia immobiliare che ha portato all’esaurimento delle scorte e all’aumento dei prezzi delle case, rendendo più difficile l’acquisto di immobili e la creazione di ricchezza attraverso di essi. E mentre nel 2020 sono state create più nuove imprese che mai, quasi un terzo delle piccole imprese esistenti è stato spazzato via dalla pandemia.
Entro il prossimo decennio, il reddito della Generazione Z aumenterà a tal punto che questa potrà davvero controllare l’economia, ma la loro ricchezza potrebbe non raggiungere mai quella delle generazion precedenti.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA
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