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Irpef, verso la riforma Draghi: le novità

Il documento unitario dovrebbe arrivare entro il 30 giugno

È pronta la prima bozza della proposta parlamentare per la riforma fiscale voluta dal premier Mario Draghi. Le commissioni Finanze di Camera e Senato dovrebbero presentare il documento unitario entro il 30 giugno, ma dalla bozza emergono già alcune significative novità (leggi qui).

Il cardine su cui è studiato il piano è l’abbassamento dell’aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito tra 28 mila e 55 mila euro. In programma anche l’eliminazione delle discontinuità più “brusche” nella dinamica delle aliquote marginali effettive. Si parla di abbassare l’imposta sulle persone fisiche per 7 milioni di contribuenti.

Intervenire sulle aliquote significa ridurre gli scazioni da cinque a tre oppure inserire un sistema ad aliquota continua limitato alle fasce di reddito medie, come accade in Germania. Dovrebbe comunque essere prevista l’introduzione di un minimo esente senza obbligo di dichiarazione.

Con la riforma si vuole andare a risolvere quelli che vengono definiti i “paradossi” dell’attuale Irpef: «per i soli lavoratori dipendenti la media delle aliquote marginali effettive supera il 40% già intorno ai 17mila euro di reddito e per oltre il 20% dei lavoratori dipendenti occupati da almeno 12 mesi le aliquote marginali effettive sono “superiori a quella massima legale (43%)», come viene specificato nella bozza.

Dovrebbe essere prevista nel nuovo disegno di legge una specifica delega al Governo per la ridefinizione della disciplina Iva in modo da semplificare e ridurre l’aliquota ordinaria attualmente applicata.

Toccati anche i punti relativi a regime forfettario e al flat tax sulle partite Iva, ma manca ancora l’accordo.

Avanzate diverse ipotesi per quanto riguarda il green, la rateizzazione per gli autonomi, il superamento dell’Irap, e l’istituzione di un premio per i contribuenti che risultano essere in regola con il fisco. Non solo: tra le proposte c’è anche il taglio dell’aliquota delle rendite finanziarie, da allineare alla prima aliquota Irpef (al 23%). I titoli di Stato resterebbero esclusi.

Si è discusso anche dell’apparato sanzionatorio. Nella bozza è indicato come esso dovrebbe escludere i casi di omesso versamento per errore o per grave carenza di liquidità. Inoltre, l’attività di riscossione dovrebbe andare incontro a una vera e propria rivoluzione manageriale, specifica il documento.

Infine, per quanto riguarda i micro prelievi erariali e territoriali, imposte, tasse e diritti, le Commissioni hanno dichiarato che contribuiscono alla complessità del sistema e hanno costi gestionali elevati, pertanto dovrebbero essere ripensati, anche perché il gettito è stato quantificato come inferiore allo 0,01%.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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