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Transizione energetica, Donnarumma: “investimenti per gli impianti di accumulo”

Per il Ceo di Terna l’operazione dovrebbe essere affidata al gestore della rete, non ai produttori energetici

Serviranno ingenti investimenti per far fronte alla transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili. A dirlo è stato il Ceo di Terna, Stefano Antonio Donnarumma, durante il congresso dell’Associazione dirigenti amministrativi e finanziari (Andaf) a Genova.

La transizione richiede “investimenti dell’ordine di decine di miliardi, anche per gli impianti di accumulo“, in grado di compensare le variazioni di produzione di solare ed eolico. Ma, secondo Donnarumma, questi impianti devono essere affidati al gestore della rete, e non ai produttori di energia.

Gli accumuli possono essere, sempre secondo il manager, “il pompaggio di acqua nei bacini idroelettrici, le batterie o, quando la tecnologia sarà matura, l’idrogeno“. «Il Pniec prevede ora 6 gigawatt di accumuli per 40 GW di rinnovabili. Ma per raggiungere gli obiettivi europei si arriverà a 60 GW di rinnovabili, e quindi a 10 di accumuli. Nei programmi di investimento di Terna l’accumulo non c’è, perché non è previsto dalla legge fra le competenze del gestore nazionale della rete. Questo perché è ancora visto come un impianto di produzione di energia, mentre in realtà è più vicino a un impianto di regolazione» – ha affermato Donnarumma.

E ancora: «l’accumulo dovrebbe fare parte della rete. Basterebbe normarlo perché non distorcesse il mercato. Invece di incentivare impianti di accumulo delle società energetiche, che oggi non stanno sul mercato, basterebbe farli entrare nella rete, e pagarli con le bollette. Ma è un cambiamento che avverrà, con il fallimento di mercato che sono certo arriverà. Con lo sviluppo delle rinnovabili, anche le attuali centrali a gas diverranno impianti di regolazione del sistema e non più di produzione. E quando l’auto elettrica sarà davvero diffusa – ha concluso il manager, – anche le batterie delle auto potranno caricarsi di energia nei momenti di picco della produzione, e restituirla alla rete nei momenti di scarsità».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/ TONY VECE

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