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Un terzetto tricolore fra i CMO più potenti del pianeta

Sparuta ma significativa presenza italiana nella top50 dei responsabili del marketing, classifica dominata da un podio tutto rosa

Grandi cambiamenti nella sfera dirigenziale aziendale: a spadroneggiare quest’anno nell’apposita classifica di Forbes sono i volti nuovi della promozione commerciale, che arrivano a sostituire i 3/5 della graduatoria del 2020 (con cui la potete confrontare qui).

Si tratta di personalità che hanno saputo contrastare le complicazioni della situazione pandemica, promuovendo, se non in certi casi anche distribuendo, i vaccini, ma che hanno anche saputo intercettare il clima di cambiamento sociale degli ultimi anni, imbastendo campagne anti-razziste o ecologiche, oltre a mantenere e, anzi, a spingere il campo tecnologico verso una dimensione sempre più sperimentale.

Primo fra i nostri connazionali, tre in tutto, un cervello in fuga, quello di Alessandra Bellini, capo ufficio clienti di Tesco, posizionatasi al 40esimo posto; si colloca quattro posizioni più in basso Lorenzo Rampelli, rampollo di casa Prada, nonché suo attuale group marketing director, equamente diviso tra gli impegni della maison e la sua carriera da pilota di rally professionista; chiude la triade (e la stessa top50) nientemeno che la Ferrari, nella persona di Enrico Galliera, ad oggi il suo chief marketing and commercial officer.

Risultato onorevole, certo, ma pur sempre ben distante dal medagliere, che quest’anno è tutto al femminile e a stelle e strisce: in cima alla lista troviamo la CMO dell’onnipotente Netflix, Bozoma Saint John, responsabile delle maggiori iniziative pubblicitarie che hanno portato la piattaforma streaming sul tetto del mondo; sempre all’ambito dello spettacolo appartiene la seconda classificata, Stephanie McMahon, ex campionessa di wrestling passata da qualche anno a un effettivo ruolo dirigenziale nella WWE presieduta da suo padre Lance; spetta il bronzo a Dana Treseder, global head of marketing della Peloton, punto di riferimento statunitense nella vendita di attrezzatura sportiva.

“Per tutto il resto – diceva lo spot – c’è Mastercard“, e appena fuori dal podio si ferma Raja Rajamannar, responsabile pubblicitario dell’omonima multinazionale, mentre subito sotto si affaccia il mondo dei teenager, con la piattaforma TikTok e il suo Nick Tran.

Restiamo al di là dell’Atlantico scendendo al sesto e al settimo posto per due colossi che sulla promozione pubblicitaria hanno impostato gran parte della loro personalità, ossia la McDonald’s di Morgan Flatley e la Apple di Greg Joswiak; si intravede uno spiraglio di Europa alla posizione numero 8, con il français Olivier François, CEO della cara, (non più) nostra FIAT, ma per il fondo della top10 si torna inesorabilmente in America, con l’amministratore delegato di Sony Interactive Entertainment Eric Lempel e il chief brand officer della Procter & Gamble Marc Pritchard.

Ma scorrendo l’elenco stilato, prendendo le parole di Forbes, calcolando “l’impatto delle azioni e delle parole di un direttore marketing sia all’interno della sua organizzazione, sia all’esterno, dentro e fuori dal suo settore”, le multinazionali più consolidate sono tutte presenti, dal campo informatico (Zoom, Microsoft e Facebook, rispettivamente 11esime, 14esime e 18esime) a quello automobilistico, con BMW, Audi e Porsche affiancate rigorosamente a metà classifica, dalla più che mai necessaria Pfizer, trentesima, alla resuscitata Booking.com, di nuovo in auge e a un rispettabilissimo 41esimo posto dopo il crollo del settore dovuto alla pandemia.

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/AP Photo/Paul Sakuma

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