
Siamo indietro in termini di e-payment e di e-envoicing secondo i parametri europei, ma l’industria risolleva la media
Il futuro delle aziende è l’online: è il prezzo del progresso, certo, ma anche l’inevitabile conseguenza delle complicazioni provocate dalla crisi pandemica.
Per fortuna l’Italia non si è fatta trovare impreparata: le ultime rilevazioni dell’Osservatorio piccole imprese descrivono un Paese al passo coi tempi nel campo della digitalizzazione aziendale, superato – stando al punteggio totalizzato di 44/100 – soltanto dalla Spagna.
Le moderne tecnologie hanno acquisito un importante peso specifico in ambito industriale, dove, forse anche per via di un livello di partenza inferiore a realtà più aggiornate come Francia e Germania, la convinzione di aver raggiunto un grado più alto di digitalizzazione durante il periodo Covid-19 si assesta al 54%.
Risulta colmato, quindi, quel gap che sembrava aver lasciato l’Italia a una concezione di business obsoleta: quasi due terzi dei dipendenti intervistati sono stati dotati di computer o smartphone, mentre il tablet resta una risorsa a disposizione solo per il 33% del campione.
Rimangono pochi dubbi sugli effetti positivi dell’ingresso di pc e affini nel settore della vendita e della promozione del proprio business, individuato in poco più del 20% degli intervistati. Inoltre si conferma una sempre maggiore fruizione della fatturazione elettronica (arrivata al 68%) e del pagamento digitale, dato sulla soglia del 50% e quindi più vicino all’eccellenza dei Paesi scandinavi che alle ben più basse percentuali dei nostri vicini mediterranei.
I risultati sono confortanti anche se si considerano le divisioni in cui l’Osservatorio ha raggruppato le piccole imprese europee prese in esame: con il 22% siamo al primo posto, affiancati alla Spagna, fra le aziende predisposte alla digitalizzazione ma sul mercato da non più di quattro anni (le cosiddette Digital Starters), mentre registriamo il 24% fra i Digital Innovators che dimostrano già grande affinità con gli strumenti informatici.
È meno incoraggiante la presenza pari al 30% fra i Digital Settled, quelle realtà di natura soprattutto telecomunicativa, immobiliare e di consulenza manageriale ancora restie ad affidarsi alle nuove tecnologie.
di: Andrea BOSCO
FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO
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