
Una ricerca effettuata da Savanta ComRes ci restituisce l’immagine di un Regno Unito pentito dell’uscita dall’Unione Europea
Sono passati più di cinque anni dal referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito da casa Europa, un lustro che ha pesato moltissimo sull’opinione pubblica e ha portato molti cittadini di Londra e dintorni a tornare sui propri passi.
Il 52% dei cittadini britannici – crudele ironia, la stessa percentuale che optò per l’addio all’Unione Europea – oggi considera l’introduzione della Brexit un danno di natura sociale, culturale ed economica per il proprio Paese, mentre solo il 36% pensa che la manovra abbia sortito effetti principalmente positivi.
È, quest’ultimo, un dato in caduta libera, che impallidisce di fronte al 58% di appena due anni fa, prima che gli scaffali si svuotassero, che l’imposizione di nuove norme burocratiche provocasse disagi alla popolazione e che le catene di fornitura entrassero in crisi, fastidi e mancanze che, pochi mesi dopo, l’arrivo del Covid avrebbe esacerbato.
Certo, il sondaggio condotto ieri da Savanta ComRes ha coinvolto solo poco più di due mila persone, ma è comunque emblematico: un sostenitore su quattro dell’opzione Leave e uno su tre del bacino elettorale dei Tories ritengono che l’uscita dall’Unione sia stata un disastro.
La propaganda del ministro del Brexit parla di “un grande viaggio per il nostro Paese“, ma la realtà, anche per gli aficionados non pentiti di Boris Johnson, è che rientrare nell’UE permetterebbe anche al partito conservatore di restare in carica per il prossimo governo.
È uno scontro che, curiosamente, si è tradotto anche in una vera e propria battaglia dei sessi: il 70% delle donne britanniche boccia oggi la Brexit, mentre la percentuale maschile si ferma intorno al 60%.
di: Andrea BOSCO
FOTO: EPA/ANDY RAIN
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