
L’interesse nei confronti delle possibilità offerte dal cosmo non è più appannaggio esclusivo dei governi, ma anche delle aziende. E, purtroppo, pure degli hacker
Quello della space economy è un territorio ancora vergine, inesplorato e potenzialmente infinito che oggi più che mai incoraggia molti individui e numerose imprese a spingersi, citando la storica frase di apertura degli episodi di Star Trek, “ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”.
Gli effetti di queste iniziative, a dispetto del pensiero di molti detrattori che invocano una maggiore attenzione verso l’ambito letteralmente più mondano, si tradurrebbero – e in certi casi lo hanno già fatto – nella creazione di nuovi, avveniristici servizi. Verrebbero apportate migliorie legate soprattutto all’agricoltura, al monitoraggio infrastrutturale e, necessità ancora più impellente, alla valutazione delle conseguenze del cambiamento climatico.
Bisogna considerare, tuttavia, anche l’altra faccia della medaglia, visto che lo sviluppo del settore è sintomaticamente accompagnato dalla crescente attenzione di chi può minarne la sicurezza per ricavarne interessi personali.
Come ogni nuova frontiera apertasi nel corso degli anni, quella dei viaggi interstellari e di altre attività extra-atmosferiche affini è oggi minacciata dagli attacchi dei pirati informatici: è la conclusione a cui è sceso Kaspersky nel suo report intitolato Cyberthreat profile of space infrastructure, soprattutto nel campo dei viaggi spaziali.
«I viaggi spaziali diventeranno la norma molto presto: – sostiene Monther Aldwairi, presidente del dipartimento di informatica e tecnologia applicata della Zayed University – le attività oltre l’atmosfera non interessano più solo i governi, ma stanno diventando sempre più popolari tra le aziende private».
Oggi si cerca in misura assai più consistente di violare le tecnologie spaziali, soprattutto per via della moltiplicazione dei loro punti d’accesso informatico: la minaccia tangibile e diffusa per la space economy è il jamming, ossia la messa in atto volontaria di interferenze e di disturbi che comprometterebbero i servizi, di cui abbiamo già prova nell’area delle telecomunicazioni via satellite.
Che cosa incoraggia i cybercriminali a questo genere di incursioni? In primo luogo l’acquisizione di dati e informazioni sensibili, da fornire principalmente a governi interessati a minare la stabilità dei loro Paesi rivali, ma la crescente diffusione del fenomeno porterà presto diversi smanettoni ad agire al solo scopo di arricchirsi un po’.
di: Andrea BOSCO
FOTO: ANSA
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