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Mps-Unicredit, a rischio la trattativa? Arriva l’aut aut di Orcel al Tesoro

L’accordo quadro dovrà essere trovato entro il 27 ottobre, giorno di approvazione della trimestrale di di Piazza Gae Aulenti

Potrebbero dilungarsi i tempi per la fusione Mps-Unicredit ed il flop della trattiva non è escluso. Nelle ultime ore sono arrivate anche indiscrezioni dal Financial Times, secondo cui gli accordi con il Mef, maggiore azionista del Monte con una partecipazione del 64%, sarebbero giunti ad una fase di stallo, che non solo potrebbe far dilatare i tempi di un’eventuale chiusura, ma anche portare ad un esito negativo delle negoziazioni.

La distanza tra le parti si sarebbe materializzata sull’entità del rafforzamento patrimoniale di Mps per garantire ad UniCredit la capital neutrality dell’operazione, con il MEF che non vorrebbe discostarsi eccessivamente dai 2,5 miliardi di aumento di capitale previsto nello scenario standalone condiviso con la Bce, mentre secondo UniCredit sarebbero necessari fino a 7 miliardi.

D’altronde il ceo di Piazza Gae Aulenti ha sempre tenuto a precisare che un eventuale accordo si sarebbe concluso in presenza di due condizioni: neutralità sul capitale di UniCredit; operazione che faccia crescere gli utili della banca. Proprio sul primo punto non si riesce a trovare una quadra e oggi Il Messaggero parla addirittura di aut aut lanciato da Orcel alla controparte, ponendo come termine ultimo per raggiungere una intesa il prossimo 27 ottobre, ovvero il giorno in cui si riunirà il cda di Piazza Gae Aulenti per l’approvazione della trimestrale, che sarà poi diramata ai mercati il giorno successivo, 28 ottobre. O sarà soddisfatto questo termine, oppure UniCredit potrebbe mollare la presa.

Orcel non avrebbe alcuna intenzione di fare un passo indietro rispetto alle sue richieste: Mps sì, ma senza le sue quattro partecipate, senza i suoi Npl e Utp. L’ad di UniCredit chiede anche “un adeguamento della copertura sui crediti, esuberi, Dta e 300 filiali in meno, quindi circa il 65% dell’attuale gruppo“. Ma prima il banchiere vuole che il Tesoro versi di tasca sua 7 miliardi di euro per l’aumento di capitale e già il fatto che Orcel abbia lanciato un ultimatum al Mef, è motivo di imbarazzo per il Governo Draghi.

In caso di fallimento dell’operazione UniCredit-Mps c’è sempre l’opzione Banco BPM (guarda qui).

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

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