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NASpI, l’indennità spetta anche al detenuto che lavora in carcere 

Lo stabilisce il Tribunale del lavoro di Milano. Per il Garante Maisto “è una sentenza che fa chiarezza”

L’assegno di disoccupazione spetta anche al detenuto che lavora in carcere.  Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che ha condannato l’Inps a corrispondere la NASpI, il sussidio dell’ente previdenziale per chi ha perso un impiego, a un ex carcerato che aveva svolto per quasi due anni in carcere le funzioni di cuoco e addetto alle consegne.

«Il lavoro penitenziario non può consentire l’introduzione di un trattamento differenziato tra i detenuti e gli altri cittadini in materia di assicurazione contro la disoccupazione visto che non vi sono differenze tra lavoro penitenziario svolto all’interno alle dipendenze del Ministero e quello reso all’esterno in favore di un soggetto terzo – ha detto il giudice Luigi Pazienza. – Il lavoro penitenziario alle dipendenze del ministero della Giustizia e quello libero subordinato sono assimilabili: pertanto non possono sussistere ragioni per escludere il diritto alla Naspi qualora ricorrano i presupposti previsti dalla normativa specifica».  

Per la Cgil, che ha assistito l’ex carcerato, è stata vinta una “battaglia per la civiltà“: «Si è finalmente scritta una pagina importante per la dignità del lavoro e per il riconoscimento di una funzione realmente rieducativa della pena», si legge in una nota.  

«E’ una decisione molto importante – commenta all’AGI Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Milano – perché tante persone si erano viste negare questo fondamentale sostegno al reddito in seguito a una circolare del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, poi avallata dall’Inps nel marzo 2019. Ora viene fatta finalmente chiarezza su un punto inderogabile: al detenuto deve essere assicurato lo stesso trattamento economico e previdenziale cui hanno diritto i cittadini liberi e non è possibile occultare questo diritto con la finzione che il lavoro penitenziario rientri nell’ambito di altre attività ricreative che si svolgono all’interno del carcere. Il lavoro è lavoro per tutti».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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