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Fondi Ue: l’Italia deve ancora spendere 33 miliardi

Il nostro Paese ha attribuito appena il 48,2% delle risorse ricevute dalla Commissione per Fse e Fesr

Non solo Pnrr. L’Italia si trova a dover gestire altri fondi strutturali provenienti dall’Europa, nello specifico il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo di sviluppo regionale (Fesr). Al momento, il nostro Paese è in ritardo sulla tabella di marcia dell’attribuzione di quasi 33 miliardi di euro di risorse, messe a disposizione già nel 2014.

Attualmente di questi fondi l’Italia ha speso appena il 48,2% delle risorse, come riportato dalla Commissione europea lo scorso 30 ottobre. Un dato che ci colloca negli ultimi posti della classifica europea, precisamente quartultimi (peggio di noi Romania, Slovacchia e Spagna, tutti al di sotto della media europea del 57,6% di fondi spesi) e che si fa ancora più incalzante: il nostro Paese dovrebbe infatti già presentare la proposta di partenariato per la programmazione dei prossimi anni (2021-2017).

A guidare la tabella di marcia in Europa sono la Bulgaria (75,1% di fondi spesi), il Portogallo (72,9%) e Cipro (71,7%). A livello regionale, in Italia primeggia il Piemonte che ha saputo collocare il 96,1% delle risorse Fse. Seguono Valle d’Aosta (95%) e Lazio (87,1%). I settori in cui si è speso meno sono la governance (18%) e le politiche attive per l’impiego (13,4%).

La gestione di questi fondi andrebbe naturalmente integrata con i progetti del Pnrr. Anche su questo fronte l’Italia è indietro. Ad agosto abbiamo ricevuto un anticipo di 25 miliardi ma è ancora in ballo la richiesta della prima effettiva rata (come abbiamo raccontato qui, la prima a ricevere il pagamento è stata la Spagna).

Nel complesso, tutte queste misure (Pnrr, Fse, Fers e il piano di coesione React-Eu del Next Generation Eu, che ha attribuito all’Italia 11 miliardi aggiuntivi destinati prevalentemente alle città metropolitane) valgono complessivamente circa 50 miliardi di euro, al netto del cofinanziamento nazionale.

Il documento della Commissione evidenzia, fra i problemi specifici che rallentano la spesa di fondi europei nel nostro Paese, un ritardo da parte della pubblica amministrazione, ancora incapace di sviluppare una gestione integrata dei vari progetti.

L’attenzione, al momento, è rivolta verso i piani di reclutamento nella PA rilanciati dal ministro Brunetta (qui abbiamo raccontato la nuova piattaforma di assunzioni nel pubblico), in coesione con quelli promossi dal ministro per il Sud e la coesione Mara Carfagna che indicheranno la strada da seguire per i prossimi 6 anni.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/OLIVIER HOSLET

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