
I Paesi dell’Europa occidentale sembrano essere nella posizione migliore per presidiare la produzione di sistemi di propulsione per gli EV, mentre l’occupazione nei paesi dell’Europa centro-orientale rimarrà altamente dipendente dal motore a combustione interna
Mezzo milione di posti di lavoro sono a rischio nel comparto auto se l’Unione Europea bandirà nel 2035 i motori a combustione, come da programma. A lanciare l’allarme è l’associazione europea dei fornitori dell’automotive, CLEPA, che ha diffuso un sondaggio di quasi 100 aziende del settore.
In verità il sondaggio rileva che la produzione di parti per l’auto elettrica creerà 226.000 nuovi posti: pertanto il saldo netto è negativo per circa 275 mila posti.
La filiera produttiva automotive rappresenta oltre il 5% dell’intera occupazione manifatturiera in 13 stati membri dell’Unione Europea, con più del 60% di questi lavoratori impiegati dai fornitori di componenti. Lo studio fornisce, quindi, un’essenziale valutazione a livello europeo identificando inoltre, rischi e opportunità in 7 dei maggiori Paesi produttori di componenti automotive (Germania, Spagna, Francia, Italia, Repubblica Ceca, Polonia e Romania).
Ebbene lo studio mostra che i Paesi dell’Europa occidentale sembrano essere nella posizione migliore per presidiare la produzione di sistemi di propulsione per gli EV, mentre l’occupazione nei paesi dell’Europa centro-orientale rimarrà altamente dipendente dal motore a combustione interna. Lo studio dimostra che il 70% (fino a 70 miliardi di euro) della creazione di valore legata ai sistemi di propulsione elettrici sarà collegata alla lavorazione dei materiali delle batterie, alla produzione di celle di batterie e moduli di celle e all’assemblaggio di sistemi di batterie.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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