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Tim, il fondo KKR vuole la società a tutti i costi?

Secondo indiscrezioni avrebbe intenzione di andare avanti con la sua manifestazione di interesse, lanciando un’Opa anche in caso il CdA di Tim si rifiutasse di eseguire una due diligence sulla società

Il dossier di Tim torna a scaldare i mercati. Il motivo? Secondo un articolo de La Stampa, il fondo di private equity Usa KKR avrebbe intenzione di andare avanti con la sua manifestazione di interesse, lanciando un’Opa su Telecom Italia, anche nel caso in cui il CdA del gruppo cercasse di sbarrargli la strada. Cosa che potrebbe, di fatto, avvenire. Il quotidiano ha riportato infatti rumor “secondo cui venerdì prossimo il cda di Tim potrebbe rigettare la richiesta di KKR di eseguire una due diligence sulla società, un esame di quattro settimane che il fondo americano, nella sua lettera non vincolante, aveva posto tra le condizioni per presentare l’Opa sul gruppo telefonico” (ne abbiamo parlato qui).

Questo anche per mettere in bastoni tra le ruote all’azionista di maggioranza Vivendi che avrebbe intavolato trattative con il secondo maggiore azionista di TIM, ovvero Cassa Depositi e prestiti, per fare fronte comune contro gli americani. La proposta di Vivendi si basa sulla divisione di TIM in due entità separate: una in cui andrebbero a confluire gli asset commerciali di Tim e dove i francesi sarebbero azionisti di maggioranza, l’altra una società della rete, che verrebbe controllata dallo Stato.

I sindacati si dicono molto preoccupati. In una nota Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno avvertito che “sono contrati a qualcosa che assomiglia allo smembramento di Tim. Una soluzione folle, in totale controtendenza con quanto avvenuto in Europa“.

Dicono no al dossier TIM-KKR anche la leader di FI, Giorgio Meloni, ed il capo della Lega, Matteo Salvini che ha detto: «condividiamo le preoccupazioni espresse dai rappresentanti dei lavoratori Tim, ribadiamo il no della Lega a ogni ipotesi di smembramento, spezzatino o svendita e auspichiamo quanto prima incontri tra le parti per un piano industriale di rilancio. Lo Stato non può rinunciare al proprio ruolo su un tema delicato come quello delle reti e delle telecomunicazioni».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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