
L’esplosione del conflitto in Ucraina non ha fatto che aggravare un contesto inflazionistico già preoccupante che in Italia si attesta sul +4,7%
La preoccupazione per il rincaro energetico è accompagnata, di pari passo, dai timori per l’inflazione sulle materie prime alimentari, anch’essa strettamente dipendente dall’esplosione del conflitto in Ucraina. Il blocco del commercio marittimo (lo abbiamo visto qui) nei porti di Odessa e Mariupol sta mettendo in crisi l’approvvigionamento dei cereali in Europa e non solo.
Come ha evidenziato Confagricoltura sul settore pesa anche l’assoluta incertezza sulle tempistiche di ripresa delle esportazioni, che sta alimentando i continui scossoni delle quotazioni mondiali.
Tanto il mais quanto il grano hanno raggiunto valori altissimi, toccando i primo il massimo dal 2013 e il secondo il picco dal 2008. Questo non dovrebbe stupire visto che la Russia e l’Ucraina congiuntamente valgono un terzo del commercio mondiale del grano, rifornendo il 19% del fabbisogno globale di mais e l’80% dell’export dell’olio di girasole.
A tutto questo bisogna aggiungere il problema sempre più consistente della siccità che ha drasticamente ridotto l’entità dei raccolti in Sud America, Stati Uniti e Canada.
È così che, a 7 giorni dall’esplosione del conliftto, il prezzo del grano tenero è arrivato a +13% e il mais a +29%.
Non è esente dal problema l’Italia, che importa dall’estero il 64% del grano tenero impiegato per farina, pane e biscotti e il 53% del mais per l’alimentazione del bestiame (in questo l’Ucraina è il secondo rifornitore dell’Italia).
Per quanto riguarda invece la produzione di pasta, il settore risente meno del rincaro dato che il grano duro impiegato non proviene né dall’Ucraina né dalla Russia. Il comparto, comunque, non è al riparo dai rincari: secondo Federalimentari il prezzo del grano duro è aumentato del 10%, dopo un primo rialzo già registrato a fine 2021.
In questo caso, però, il rincaro è dovuto alla congiunzione di fattori di diversa natura, dal costo dell’energia che incide anche sui trasporti e gli imballaggi fino alla spinta inflazionistica che caratterizza ormai da 8 mesi l’economia italiana, toccando quota +4,7% a febbraio per i beni alimentari.
di: Marianna MANCINI
FOTO: PIXABAY
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