
La previsione di febbraio era del 4,3%. La crescita rallenterà ulteriormente al 3,0% nel 2023. Se la Russia chiude il gas, sarà recessione
Lo shock dei prezzi scatenato dal rialzo costante delle materie prime aumenterà ancora l’inflazione, costringendo le banche centrali, compresa la Bce, ad alzare i tassi di interesse che provocheranno di conseguenza una frenata dell’economia. Lo dice Moody’s secondo cui nello scenario base il Pil del G20 scenderà al 3,6% nel 2022 dalla previsione di febbraio del 4,3%. La crescita rallenterà ulteriormente al 3,0% nel 2023.
Un quadro peggiore si verrebbe a creare se la Russia chiudesse il gas: in questo caso sarebbe molto forte la probabilità di far alzare i valori del greggio e di mandare non solo l’Europa, ma l’economia globale in recessione. Germania, Austria, Italia, Grecia, Ungheria e Slovacchia dipendono fortemente dall’energia russa e dalle misure di ritorsione della Russia che incidono sulle forniture.
Chiaramente le banche più vicine all’epicentro del conflitto sono le più esposte. Gli istituti dei paesi baltici e quelli che appartengono alla Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) sono i più vicini alla guerra o strettamente legati all’economia russa. E quindi sono maggiormente esposti alle ripercussioni del conflitto militare e hanno cuscinetti di liquidità limitati per assorbire l’impatto se sarà prolungato. Le banche europee, africane e turche, le società aeree, i gruppi assicurativi sono soggetti ad un rischio più elevato nello scenario al ribasso, avverte Moody’s.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: SHUTTERSTOCK
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