
Secondo l’Inps con 9 euro l’ora versati e 30 anni di lavoro la pensione sarebbe di 750 euro per i nati tra il 1965 ed il 1980. Con l’aumento dell’inflazione +24 miliardi per la spesa delle pensioni
«Nel 2021 il 40% dei pensionati ha percepito un reddito pensionistico lordo inferiore ai 12.000 euro». E’ quanto emerge dal XXI rapporto annuale dell’Inps che sottolinea come, “dall’analisi del ventesimo percentile di reddito pensionistico (fino a 10.000 euro nel 2021) emerge che solo il 15% dei pensionati in questa fascia riceve un assegno sociale e il 26% una pensione al superstite”. Inoltre a detta dell’Istituto quasi il 60% percepisce una pensione di vecchiaia o anticipata dal Fondo pensione dei lavoratori dipendenti, il che riflette l’ampiamente discusso fenomeno della cosiddetta povertà lavorativa.
L’Inps ipotizza il futuro previdenziale della generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), calcolando che, con 30 anni di contributi versati e un salario di 9 euro lordi l’ora, un lavoratore potrebbe avere una pensione a 65 anni di circa 750 euro. I più giovani dovranno lavorare in media tre anni in più rispetto ai più anziani.
Per quanto riguarda invece l’aumento dell’inflazione l’istituto stima che nel 2022, con una crescita dei prezzi che a fine anno potrebbe assestarsi sull’8%, potrebbe pesare sulla spesa per pensioni nel 2023 per 24 miliardi.
Il presidente Tridico spiega che una strategia aggiuntiva per rafforzare la sostenibilità del sistema è quella di programmare la regolarizzazione di nuovi cittadini stranieri per coprire i posti di lavoro non sostituiti a causa dell’invecchiamento della popolazione residente. «La regolarizzazione del 2020 si è dimostrata efficace, anche se più nel settore del lavoro domestico che nel settore agricolo. Il problema dell’immigrazione straniera e della sua regolarizzazione può e deve essere inquadrato in Italia anche nella prospettiva di tenuta del sistema previdenziale del Paese», ha detto.
Nei primi tre mesi del 2022 i nuclei familiari beneficiari del Reddito di cittadinanza sono stati pari a circa 1,5 milioni, con circa 3,3 milioni individui coinvolti. L’importo medio mensile erogato a marzo è stato di 548 euro, molto differenziato tra RdC (577 euro) e PdC (248 euro).
La busta paga è più bassa del Rdc per il 23% lavoratori. «La distribuzione dei redditi all’interno del lavoro dipendente si è ulteriormente polarizzata, con una quota crescente di lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro inferiore alla soglia di fruizione del reddito di cittadinanza. Per la precisione il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mesemese, considerando anche i part-time», ha affermato ancora Tridico.