
Il pacchetto di interventi, conformi alle linee europee, ricalca lo studio dell’Enea e prevede misure “soft” e “legate al buonsenso”
Il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani ha presentato Consiglio dei ministri il pacchetto di interventi al centro del piano di risparmio gas per il settore civile, abitativo, residenziale, sia pubblico sia privato, che ricalca lo studio presentato a luglio dall’Enea. Lo riporta Il Sole 24 Ore.
È prevista innanzitutto una minima riduzione delle temperature del riscaldamento (da 20 a 19 gradi negli uffici e nelle case con lo spegnimento dei termosifoni un’ora prima e con un maggiore sforzo nelle aree climatiche meno rigide), da veicolare attraverso una campagna di comunicazione ad hoc e che dovrebbe scattare da ottobre con un decreto ministeriale pronto a stretto giro.
Misure particolarmente soft, grazie alla dipendenza da Mosca calata dal 40 al 18% (che potrebbe arrivare al 10 con l’apertura dei gassificatori di Piomibino e Ravenna, la cui efficacia, soprattutto nelle case, dipenderà, e non poco, dal buonsenso di ciascuno.
Lo stesso che dovrebbe assicurare «l’utilizzo ottimizzato dell’energia», per dirla con le parole usate ieri da Cingolani in Consiglio, su cui dovrà agire, come detto, la campagna informativa che il ministero è pronto a lanciare a breve.
Ma una buona parte di quei 3-6 miliardi di metri cubi l’anno di gas, che il ministro punta a risparmiare, arriverà anche dall’utilizzo di combustibili alternativi per limitati periodi. Che, detto in altri termini, vuol dire far pompare al massimo, come già annunciato, le centrali a carbone per un tempo limitato (al massimo 2 anni).
La criticità è legata soprattutto all’impianto di Piombino, senza il quale, è l’alert ribadito ieri da Cingolani, «si rischia concretamente di andare in emergenza nel marzo 2023».
Un rischio di cui il ministro – che sta ultimando anche i due decreti per assicurare gas (circa 2 miliardi di metri cubi) ed elettricità (circa 18 terawattora) a prezzi calmierati a energivori e gasivori – non vuole sentir parlare. Come non vuole sentire parlare di razionamenti alle imprese.
La strada, solo se necessario, sarà semmai quella dell’interrompibilità già prevista per le emergenze. Mentre altre opzioni – interruzioni o rinvii limitati della produzione, come pure rimodulazioni delle manutenzioni -, comunque tutte su base volontaria e a fronte di un corrispettivo sono oggetto di confronto.