
I sindacati hanno commentato favorevolmente la norma contenuta nel Dl Aiuti ter. Nei giorni scorsi depositato ricorso contro la procedura di dismissione
«La decisione di modificare la legge sulle delocalizzazioni presa oggi dal Consiglio dei ministri è sicuramente una buona notizia perché interviene direttamente contro Wartsila, e può dare una boccata di ossigeno alle lavoratrici e ai lavoratori del sito triestino su cui pende il rischio di licenziamento. In attesa di approfondire il testo dell’emendamento, e dare una valutazione compiuta sulle modifiche alla legge sulle delocalizzazioni, consideriamo comunque importante la decisione del governo perché allunga i tempi della procedura avviata da Wartsila e ne può rallentare i piani di dismissione».
Lo dichiara in una nota Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil. «Tuttavia – sottolinea Trevisan – centrale resta la ricerca di soluzioni atte a garantire, anche senza la multinazionale Wartsila, la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Trieste. In questo senso al governo e ai ministri competenti chiediamo di avviare urgentemente interlocuzioni con aziende e gruppi, a partire da quelli pubblici, per il subentro a Wartsila nella gestione dello stabilimento di Trieste. Mai come adesso, con l’aggravarsi della crisi, l’aumento dell’inflazione, l’acuirsi del disagio sociale è indispensabile salvaguardare il patrimonio industriale e occupazionale del nostro Paese. Anche per questo la vertenza Wartsila è un banco di prova per l’industria triestina e per la filiera della cantieristica navale italiana».
Inoltre, le rsu Fim Fiom Uilm di Wartsila Italia hanno reso noto di aver depositato al Tribunale di Trieste, un ricorso che ha per oggetto la richiesta di immediata sospensione della procedura, in quanto – a detta dei ricorrenti e così come riportato dal testo depositato – “viziata dall’origine e tale da produrre effetti irrimediabili”.
Le rsu Andrea Della Pietra (Fiom Cgil), Roberto Pizzin (Fim Cisl) e Gioacomo Viola (Uilm Uil) hanno dato mandato agli avvocati Flaviano De Tina e Margherita Della Picca. Il ricorso rientra nelle azioni legali a salvaguardia dei 451 posti di lavoro dello stabilimento di Bagnoli.