
Il governo di Lisbona sta studiando la settimana di quattro giorni lavorativi, con una riduzione di orario ma non di salario
Il Portogallo sta studiando l’introduzione della settimana lavorativa “corta”. I lavoratori portoghesi dovrebbero quindi essere occupati solo quattro giorni (anziché cinque) nelle loro mansioni ma con la riduzione di orario lavorativo non verrebbe comunque ritoccato il salario.
Da anni in Europa si parla di settimane lavorative corte e il Portogallo sembra essere sulla buona strada per attuarla. Mercoledì è stato presentato alle varie parti sociali (sindacati, rappresentanti dei lavoratori, politici) il progetto pilota del governo, che è scandito in più fasi a partire da giugno del 2023 e riguarderà sia il settore pubblico sia quello privato.
Inizialmente sarà su base volontaria e le aziende potranno fare richiesta di questo nuovo orario, per poi passare all’orario “corto” nel settore pubblico e infine saranno selezionate 60 aziende per partecipare al progetto, che faranno parte di uno studio comparativo con altre in cui sarà mantenuta la settimana lavorativa attualmente in vigore.
Dalla parte degli imprenditori la reazione è stata piuttosto ostile e António Saraiva, il presidente della Confederazione che rappresenta la grandissima parte dei datori di lavoro portoghesi, ha definito la settimana corta “inopportuna” e guardando agli effetti negativi del covid e della guerra ha spiegato che “il paese ha altri problemi che dovrebbero preoccupare il governo“.
In Europa, come detto, se ne discute da tempo e l’esempio portato dall’Islanda dove dal 2015 è in corso un test sull’orario ridotto ha dimostrato che i servizi forniti non abbiano risentito nel nuovo orario e che anzi ci sia stata una maggiore produttività. Anche in Spagna sono in essere diverse sperimentazioni per ridurre l’orario di lavoro dalle 39 alle 32 ore settimanali.