
Il sostegno potrebbe cambiare volto e premiare le famiglie con più figli, lo ha annunciato il governo
L’assegno unico per i figli, uno dei nodi da sciogliere del governo che sulla sua riforma aveva fondato parte della campagna elettorale, potrebbe presto avere un nuovo volto. Lo ha annunciato la ministra per la Famiglia e la Natalità Eugenia Maria Roccella, che ha commentato che le precedenti misure siano state troppo poco generose con le famiglie più numerose, finora «maltrattate».
L’importo varia in base alla condizione economica del nucleo al momento della richiesta, da calcolare considerando la numerosità e la presenza di eventuali disabilità. L’assegno mensile arriva quindi fino a 175 euro, che vengono riconosciuti a chi ha un Isee fino a 15mila euro; mentre per i redditi più alti scende progressivamente fino a un minimo di 50 euro (25 per i figli maggiorenni) in caso di Isee oltre 40mila o per chi non presenta dichiarazione. Secondo Roccella, quello che ad oggi non funziona è il meccanismo che sta alla base dell’erogazione dell’assegno. Il riferimento è proprio all’Isee, cioè l’Indicatore della situazione economica equivalente, che nella formulazione attuale andrebbe a discapito delle famiglie numerose secondo la ministra.
L’ipotesi dunque è alzare gli importi ma anche depotenziare l’Isee, sostituendolo con il quoziente familiare e quindi il rapporto tra reddito e componenti del nucleo. L’aumento dell’importo erogato ai nuclei familiari, per effetto della rivalutazione al tasso di inflazione e tenendo conto del carovita lievitato al 12,6%, dovrebbe essere non superiore 9% a gennaio 2023, cioè da 175 euro a 196 euro per le famiglie con Isee a 15mila euro e da 50 a 55 euro mensili per chi ha un Isee superiore a 40mila euro.
Non è chiaro se al di là degli adeguamenti per il carovita ci saranno altri aumenti. Il governo Meloni aveva promesso in campagna elettorale che la cifra media sarebbe cresciuta del 50% per tutti i livelli di Isee ma anche solo passare da 175 a 263 euro, come somma massima per chi ha un reddito fino a 15 mila euro, costerebbe allo stato almeno 6 miliardi. Ben più di quanto disponga grazie alle rinunce Palazzo Chigi. Stando infatti ai dati sul ricorso alla misura, ne hanno usufruito meno di 10 milioni di figli anziché gli 11 milioni attesi e anche tra le famiglie beneficiarie, il 20% ha scelto di non presentare l’Isee accontentandosi del minimo di 50 euro al mese. Per non parlare della beffa, oltre il danno, che si vedono arrivare (o meglio che non vedono comparire) i vedovi e le vedove sul conto, cioè la decurtazione dell’assegno. Il problema nasce dal mancato riconoscimento di una maggiorazione concessa a due genitori lavoratori: con la scomparsa di uno, svanisce infatti anche il “premio”.