
Il provvedimento vorrebbe mirare a ridurre l’inquinamento sulle strade, e il colosso di Bezos sarebbe, probabilmente, quello meno colpito
Il consiglio dei Ministri si riunirà oggi pomeriggio alle 17 per discutere la manovra economica da 32 miliardi di euro. Sul tavolo diverse questioni spinose, tra cui il rinnovo del bonus TV conclusosi il 12 novembre scorso e la possibile introduzione di una tassa sulle consegne a domicilio, prontamente rinominata dai mass media “Amazon Tax”.
Per Amazon Tax si intende una tassa a carico delle società di distribuzione e consegna a domicilio che utilizzano mezzi inquinanti. In questo modo il Governo intende incentivare il passaggio a veicoli meno impattanti dal punto di vista ambientale e, contestualmente, vuole rendere il commercio presso esercizi fisici più conveniente rispetto a quello online.
Le critiche su questa proposta non sono mancate. Innanzitutto pensando al livello di inquinamento generato effettivamente dall’e-commerce rispetto al canale offline dei negozi: come sempre bisognerebbe mettere a confronto l’intera filiera dell’uno e dell’altro, un’analisi completa del ciclo di vita di un prodotto considerandone le due diverse tipologie di distribuzione e consegna al cliente finale.
C’è chi ha azzardato qualche numero, come il rapporto della società di consulenza Oliver Wyman citato da Roberto Liscia, Presidente del consorzio Netcomm: L’e-commerce consente di ridurre da quattro a nove volte il traffico generato dallo shopping nei negozi e le consegne ai clienti rappresentano lo 0,5% del traffico totale nelle aree urbane. Inoltre, secondo il rapporto di Oliver Wyman risulta che l’e-commerce genera da 1,5 a 2,9 volte in meno di emissioni di gas serra.
E comunque difficilmente questa tassa andrebbe a toccare effettivamente Amazon, che anzi sta investendo sempre più sull’impiego di mezzi elettrici a impatto zero – solo in Europa ha dedicato un miliardo di euro per l’elettrificazione della sua flotta.
A rimetterci sarebbero piuttosto i corrieri di piccole dimensioni che non possono permettersi mezzi costosi come quelli elettrici e che anzi in diversi casi si affidano addirittura al noleggio a ore dei furgoni non potendo permettersene uno di proprietà.
Il governo dovrà dunque tenere conto di questi aspetti: il rischio è che la tassa risulti applicata in modo scorretto, andando a colpire esclusivamente i corrieri più piccoli e i consumatori finali, su cui andrebbe a ricadere l’aumento di prezzo. Insomma, sarebbero tutti colpiti eccetto Amazon.