
Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che ha equiparato l’attività dei rider a quella dei lavoratori subordinati
I rider, anche se collaboratori, godono dei diritti dei dipendenti; le aziende devono, quindi, assumerli. Lo ha deciso una sentenza di primo grado del Tribunale del lavoro di Milano che ha condannato Glovo, una delle più note società per la consegna di cibo a domicilio, per aver rescisso il rapporto di collaborazione con un rider, obbligandola a reintegrarlo.
La startup dovrà assumere il lavoratore come dipendente, inquadrandolo con il contratto collettivo nazionale del commercio (circa 1.400 euro al mese per 14 mensilità), rifondergli stipendi e contributi dell’anno di stop, oltre a pagare le spese processuali.
La sentenza nasce dall’interpretazione dell’articolo due del Jobs Act, già utilizzata dalla Corte di cassazione nel 2020 nella vicenda dei cinque ex rider di Foodora, passata sotto Foodinho, la società che si occupa degli affari di Glovo in Italia. In base all’articolo i rider, in quanto collaboratori che partecipano all’attività di un’azienda con continuità e sono organizzati dal committente “con riferimento ai tempi e luoghi di lavoro”, hanno diritto a beneficiare delle stesse condizioni dei lavoratori subordinati appartengono a questa categoria.