
Due misure in arrivo a gennaio, ecco quali
Con l’inflazione che frena ma non troppo ci voglio decisamente delle buone notizie per affrontare il periodo, non certo il più roseo della nostra economia: secondo gli ultimi dati Istat infatti a dicembre l’inflazione è stata dell’11,6% su base annua, in leggero calo rispetto alla precedente rilevazione ma pur sempre a livelli molto alti: si tratta di un valore conseguente all’aumento più ampio dal 1985, ben 8% circa. Ebbene, qualche buona notizia in busta paga ci sarà: due bonus, uno ottenuto grazie alla Legge di Bilancio e l’altro…al calendario. Ecco perché.
Partiamo con il bonus “regalo” del nuovo anno: il 1 gennaio, infatti, è un giorno festivo ed è caduto di domenica; la legge stabilisce che venga perciò conteggiato come festività non goduta e al dipendente spetta un’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera. Per capire l’entità di questo bonus è necessario fare affidamento al contratto collettivo: per i lavoratori dipendenti stipendiati mensilmente di solito la maggiorazione corrisponde a 1/26 della retribuzione totale, ad esempio. Non solo: nella busta paga di gennaio ci sarà anche un intervento previsto dalla legge di bilancio: il taglio previsto dall’esecutivo Meloni del cuneo fiscale a 3 punti per per chi ha un reddito annuo fino a 25mila euro lordi.
Nel testo si legge infatti che “l’esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore è riconosciuto nella misura di 2 punti percentuali” per i redditi fino a 2.692 euro, cioè 35mila euro lordi annui considerata anche la tredicesima. Dunque per i redditi compresi tra 25 e 35mila euro la busta resta invariata rispetto a quelle di fine 2022, mentre chi guadagna fino a 25mila euro annui lordi avrà un piccolo incremento sul salario a partire da questo mese.
Buone notizie più che mai necessarie in una congiunzione economica che vede un’enorme incertezza globale sia dei mercati che delle economie. Che finisce, a cascata, per gravare sulle spalle delle famiglie in modo allarmante: secondo sempre Istat infatti a pesare sulle tasche delle famiglie sono soprattutto i beni di prima necessità dato che “i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale da +12,7% a +12,6%”.