
Le grandi città si svuotano, e in milioni affollano le stazioni per tornare nei luoghi di origine a rivedere i familiari dopo tre anni di linea dura contro il virus
La Cina si prepara all’esodo interno per le festività del capodanno lunare (domanica 22 gennaio), il primo senza restrizioni di carattere sanitario dal 2020, tra i timori che gli spostamenti di centinaia di milioni di persone possano acuire ulteriormente l’ondata di contagi da Covid-19, e le aspettative di una ripresa dell’economia nel 2023.
Le grandi città si svuotano, e in milioni affollano le stazioni per tornare nei luoghi di origine a rivedere i familiari dopo tre anni di linea dura contro il virus: l’attesa è per due miliardi di viaggi in treno nel periodo delle feste, e quella che si apre oggi e’ la settimana che precede l’arrivo del capodanno lunare, il 22 gennaio prossimo.
Il boom degli spostamenti è confermato anche dalle prenotazioni alberghiere: a Sanya, capoluogo dell’isola-provincia di Hainan, nel Mare Cinese Meridionale, gli alberghi sono prenotati al 90%, secondo quanto riporta il tabloid Global Times, in quello che appare un segnale di ritrovata vitalità economica, dopo un anno, il 2022, su cui hanno pesato fortemente le restrizioni anti-pandemiche.
Le feste sono state precedute dalla polemiche con la comunità internazionale e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’opacità di Pechino sui contagi, i decessi e i ricoveri: cifre ufficiali assolutamente sottostimate contrastavano con le pressioni a cui era sottoposto il sistema sanitario, destando forti preoccupazioni all’estero per l’ondata di contagi che sta affliggendo il Paese asiatico.
Pechino si è scagliata contro i Paesi che hanno adottato restrizioni per i viaggiatori provenienti dalla Cina, arrivando a sospendere l’emissione di visti in Corea del Sud e Giappone. Pur difendendo l’attendibilità dei propri dati, maggiore chiarezza e’ arrivata nel fine settimana.
Sabato, la Cina ha confermato quasi sessantamila morti (59.938) in un mese, tra l’8 dicembre e il 12 gennaio scorsi. In gran parte si trattava di ultra-ottantenni con malattie pregresse (54.435) mentre solo 5.503 decessi erano imputabili al collasso dell’apparato respiratorio dovuto all’infezione.
Le cifre fornite da Pechino appaiono comunque estremamente ottimistiche e il numero reale dei morti potrebbe essere molto più alto, ma i dati non sembrano scoraggiare il nuovo corso della Cina rispetto il virus.
Dall’8 gennaio scorso, la Cina ha declassato il Covid-19 da malattia di categoria A a malattia di categoria B, che richiede restrizioni meno severe di quelle che hanno caratterizzato i quasi tre anni di politica di zero Covid del governo.
La preoccupazione principale, ora, riguarda gli anziani, tra le fasce a più basso tasso di vaccinazione, e le comunità rurali, meno attrezzate delle grandi città per fronteggiare un’epidemia su larga scala.
La settimana scorsa, gli esperti avevano anche sollecitato chi era in procinto di tornare a casa a non fare visita ai parenti anziani, per evitare di esporre le categorie più fragili al rischio di infezione.
Un servizio dell’emittente televisiva statale Cgtn fissa nell’86,6% la percentuale di cinesi pienamente vaccinati ultra-sessantenni (il 69,8% ha ricevuto anche una dose di richiamo) mentre la percentuale di ultra-ottantenni vaccinati con due dosi scende al 66,4%.
In totale, in Cina sono state somministrate finora 3,48 miliardi di dosi dall’inizio della campagna di vaccinazione, e oltre il 90% degli 1,4 miliardi di abitanti sarebbe vaccinata con almeno due dosi.
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