
Negli ultimi due anni per questo campo di investimenti è stata un’altalena di emozioni, ma nasconde allettanti opportunità
È finito in balia delle contrazioni di mercato (sino al 30%), poi ha visto un aumento vertiginoso alle fine della pandemia. È il settore dei buoni pasto, poco considerato ma dalle grandi opportunità di crescita.
Perché il buono pasto può essere una frontiera interessante? È vero, durante il Covid con tutti noi chiusi in casa senza nemmeno la possibilità di andare in ufficio era difficile che potessero essere utili ai lavoratori, ma questi benefit proprio oggi, che la pandemia ha sdoganato il telelavoro, potrebbe essere la chiave di una buona valutazione del benessere aziendale: oggi infatti flessibilità oraria e organizzativa impongono alle aziende di riconoscere bonus non più basati sulla presenza fisica, ma su risultato e benessere lavorativo.
La gestione dei buoni spesa solidali, quelli cioè erogati durante la crisi del 2020, è stato un primo banco di prova, così come la repentina crescita nell’utilizzo dei buoni pasto elettronici, che oggi costituiscono circa l’80% del mercato. In questo senso dunque investire in questo settore potrebbe trasformarsi in un’interessante opportunità, sia per la platea ampia a cui si rivolge sia per le ramificazioni su cui puoi contare (da quelle verticali delle macroaziende di servizi a quelle orizzontali delle filiere e cooperative)
Anche perché a giocare un ruolo fondamentale a favore di questo business è l’allargamento dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, raggiunti dal buono pasto (oggi siamo a più di 3 milioni, il mercato potenziale si aggira sui 17 milioni).