
La produzione idro dovrebbe essere inferiore del 15-20% sulle medie storiche, ma già se fosse come quella del 2022 ci sarebbe un impatto negativo sull’Ebitda del 3% circa per A2a, dell’1,5% per Iren e dell’1% per Enel
La siccità si fa sentire anche in Borsa. A metà febbraio Lorenzo Giussani, direttore Generazione & trading di A2a, aveva lanciato l’allarme sul Sole 24 Ore, visto che manca oltre la metà dell’acqua accumulata nella neve.
“Il 2022 è stato un anno sorprendentemente negativo, con volumi di produzione abbondantemente sotto il 30% delle medie storiche”, aveva sottolineato. “Il dato preoccupante è sulla neve, sotto le medie storiche di circa il 30%”. Facile intuire dunque che l’idroelettrico soffrirà come lo scorso anno.
Secondo Intermonte la produzione idro dovrebbe essere inferiore del 15-20% sulle medie storiche, ma già se fosse come quella del 2022 ci sarebbe un impatto negativo sull’Ebitda del 3% circa per A2a, dell’1,5% per Iren e dell’1% per Enel.
Le stesse società messe sotto i riflettori da un’altra sim, Equita. Gli analisti evidenziano che tra le società più esposte al settore ci sarebbe Enel (con 18TWh di produzione in Italia normalizzati, 10,8 TWh nel 2022 e 15,3 TWh assunti nel 2023). Seguono proprio A2a (4.2 TWh normalizzati, 2,7 TWh nel 2022 e 3,8 TWh assunti nel 2023) ed Iren (1,4 TWh normalizzati, 750 GWh nel 2022 e 1,15 assunti nel 2023).
Il titolo di A2a è salito del 27% circa negli ultimi sei mesi, complice il crollo del prezzo del gas, ma rispetto a un anno fa è ancora sotto di oltre il 4%. Ancora peggio va ad Ascopiave, che ha chiuso il 2022 con un utile netto in calo del 28%, performance che appesantisce il titolo, già sotto del 17% nei confronti di 52 settimane fa. Peggio ancora Iren, che nell’ultimo mese ha lasciato per strada circa il 2%, mentre la performance annuale è addirittura di -26%. Un destino che accomuna anche l’emiliana Hera: -6% mensile e -21% annuale.
Discorso a parte per Enel, che ha ottenuto garanzie pubbliche per sopperire all’esplosione dei costi relativi al gas e sta procedendo con dismissioni per abbassare il debito. Senza contare i grandi investimenti sulla transizione rinnovabile. La siccità e l’assenza di vento però potrebbero non fare male solo ai conti delle aziende impegnate nell’idroelettrico.
Anche Erg, attiva nell’eolico, è ripiegata negli ultimi mesi ed ora è scambiata quasi allo stesso prezzo di un anno fa. Persino Alerion, autentica stella di Piazza Affari negli ultimi anni, ora staziona attorno ai 30 euro per azione. Stabile Terna, più attenta anche ai problemi del nucleare francese, a sua volta sotto osservazione per gli scioperi ma in prospettiva per la manutenzione necessaria alle centrali e, anche lui, per la siccità.
Da considerare che sui conti di tutte questa società pesano anche le imposte decise dagli ultimi governi e i prezzi massimi fissati per la vendita di rinnovabili. Zavorre che appesantiscono le aride prospettive estive, mentre si attende lo sblocco degli investimenti pubblici, già stanziati per bacini e riduzione della dispersione, e del Pnrr. Ma già le stesse utilities potrebbero mettere sul piatto 15 miliardi. Per questo – come riportava il Sole 24 Ore nel fine settimana – si studia una possibile estensione delle concessioni idroelettriche a 20-30 anni.