
Secondo la Fabi emergono indicazioni più che positive e rassicuranti in tema di patrimonializzazione, qualità del credito e profittabilità. Sileoni su Mps, contratti banchi e stipendio di Orcel
«Sono quasi impossibili impatti significativi sulle banche italiane dalle due crisi che hanno interessato la Silicon Valley Bank negli Stati Uniti e Credit Suisse in Svizzera». A rassicurare gli investitori sulla solidità del nostro sistema bancario, evitando quindi possibili contagi di sorta, è questa volta la Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani, secondo cui dai numeri dei principali istituti di credito italiani, emergono indicazioni più che positive e rassicuranti in tema di patrimonializzazione, qualità del credito e profittabilità: l’Italia vanta un roe (return on equity) superiore alla media europea, un Cet1 che si attesta in media al 14,7% rispetto all’8% stabilito come valore minimo dalla Bce e un Tier1 al 16,2%.
«La solidità finanziaria delle banche italiane dipende da tre fattori cruciali: le regole e i controlli efficaci della vigilanza, la qualità professionale dei vertici dei gruppi e la resilienza assicurata dalle lavoratrici e dai lavoratori che con il loro impegno, la serietà e lo spirito di abnegazione hanno fornito un formidabile contributo alla tenuta e alla stabilità del settore bancario italiano in un periodo di profonda trasformazione non privo di incertezze, sia quelle legate alla pandemia sia quelle derivanti dalla guerra in Ucraina. Si tratta di un dato di fatto, di un merito che andrà adeguatamente riconosciuto, dalle banche, anche dal punto di vista economico, in occasione del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che sarà al centro del prossimo negoziato. Il lavoro ha consentito alle banche italiane di compiere un salto di qualità estremamente significativo sotto tutti i punti di vista: per gli indici di liquidità, la bontà del patrimonio e il livello di redditività, tutti e tre superiori alla media europea», ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni a margine del congresso provinciale torinese del sindacato.
In merito alle trattative per il rinnovo del contratto nazionale del settore bancario che partiranno in estate secondo il segretario ci sarà filo da torcere. «Sarà un contratto lacrime e sangue. Si stanno creando una serie di combinazioni per cui gli interessi delle piccole e medie banche per la prima volta nella storia dei rinnovi contrattuali coincideranno con gli interessi delle grandi banche. Avremo una controparte che avrà un unico interesse: risparmiare il più possibile e delegittimare il piu’ possibile il contratto nazionale con deroghe. Questi due elementi sono per noi inaccettabili».
E’ stallo poi su Mps. «Se non trovano un compratore entro il 2024, questo Governo sarà costretto obtorto collo a chiedere una proroga, facendo slittare l’uscita dello Stato». ha aggiunto. E sullo stipendio di Orcel, il ceo di Unicredit, ha sottolineato che è troppo alto, anche se lui ha lavorato bene.
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