
Meloni sul vino italiano: “un settore che rappresenta la prima voce attiva della bilancia commerciale del Paese, con una filiera da 530 mila imprese, 870 mila addetti e 31,3 miliardi di euro di fatturato”
«Un dovere sostenere questo settore perché funziona anche grazie alla capacità di mettere insieme tradizione e modernità. L’impegno del governo è anche con i provvedimenti che abbiamo immaginato non solo per le imprese, ma anche per i giovani per un ricambio generazionale. C’è una storia, una letteratura, una filosofia del vino. C’è un pezzo essenziale e identitario quindi non poteva mancare la presenza del governo. Sarà una giornata lunga e sicuramente molto affascinante». Queste le prime parole della premier Giorgia Meloni in visita al Vinitaly con i ministri Urso, Lollobrigida, Schillaci, Santanchè.
Si tratta, ha continuato la Meloni, di un settore che rappresenta la prima voce attiva della bilancia commerciale del Paese, con una filiera da 530 mila imprese, 870 mila addetti e 31,3 miliardi di euro di fatturato.
La prima sosta della premier è stato allo lo stand del ministero dell’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, dove sono esposti i quadri di Caravaggio e Reni. «Per me questo è il liceo, perché non c’è niente di più profondamente legato alla nostra cultura – ha continuato – ed è una delle ragioni per cui il governo lavora al “liceo del made in Italy”. Faccio i complimenti a questi ragazzi, siete stati molto lungimiranti. Dimentichiamo che in questi istituti c’è una capacità di sbocco professionale molto più alta di altri percorsi, questo è il liceo».
Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, a Verona per Vinitaly. «È sempre un piacere incontrare il mio amico Edi Rama – ha scritto Urso sul Twitter. – I nostri Paesi hanno un profondo legame storico e forti sinergie sul piano industriale e commerciale, che vogliamo consolidare sempre di più». E poi a Vinitaly ha aggiunto: «in questi 20 anni il nostro vino è diventato il vino di qualità apprezzato come tale dai consumatori in Occidente come in Oriente. Su questa strada, su questo esempio, su questo modello vorremmo che fosse sempre più caratterizzato il prodotto italiano e il made in Italy come marchio di qualità globale».
La Coldiretti attacca la scelta della Ue di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. «Si tratta di un precedente pericoloso – afferma il presidente Ettore Prandini – che apre la strada all’introduzione di derive che mettono fortemente a rischio l’identità del vino italiano, che è la principale voce dell’export agroalimentare nazionale». Tra le pratiche “discutibili” ci sono anche lo zuccheraggio del vino (permesso nell’Ue ad eccezione di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta), i wine-kit fai da te, molto diffusi dal Canada agli Stati Uniti fino ad alcuni Paesi dell’Ue, che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enologica “Made in Italy, dai vini ai formaggi”.
FOTO: ANSA/STEPHANIE LECOCQ