
Il Giappone al penultimo posto tra le nazioni sviluppate in riferimento al ruolo e l’influenza delle donne nella forza lavoro
Meno dell’1% delle società quotate alla Borsa di Tokyo sono guidate da donne, un ulteriore segnale delle difficoltà esistenti in Giappone nel promuovere la diversità di genere nella gestione aziendale nonostante gli appelli del governo.
Uno studio appena pubblicato dalla società di ricerca Teikoku Databank, mostra infatti come alla fine di gennaio appena 15 delle 1.836 imprese aveva a capo una donna, un peggioramento rispetto ai numeri in controtendenza del 2022 che sembravano aver dato una scossa ad un sistema considerato eccessivamente sessista.
I risultati coincidono con quelli resi noti lo scorso mese dalla rivista britannica The Economist, classificando il Giappone al penultimo posto tra le nazioni sviluppate in riferimento al ruolo e l’influenza delle donne nella forza lavoro.
A questo riguardo il premier Fumio Kishida negli scorsi giorni ha istruito ministri ed esperti durante una riunione sulla promozione della parità di genere, a elaborare un piano per aumentare il numero delle donne con funzioni dirigenziali in almeno il 30% delle aziende ad alta capitalizzazione di mercato entro il 2030: “Garantire la diversità stimolerà l’innovazione così come l’economia, assicurando una maggiore inclusività della società”, ha detto il capo dell’esecutivo.
Durante l’incontro si è anche discusso di come offrire più posti di lavoro permanenti alle donne, molte delle quali mantengono lavori part-time perché costrette a bilanciare la cura dei figli con l’occupazione. Sebbene le donne giapponesi abbiano accesso a standard elevati di istruzione e una buona rappresentazione nella forza lavoro, il Paese si posiziona costantemente agli ultimi posti nel rapporto globale di disparità di genere del World Economic Forum. Nel 2022 il Giappone è stato classificato al 116/esimo posto su 146 paesi.
In Italia è in vigore dal 2011 la legge Golfo-Mosca, che riserva al genere meno rappresentato il 40% delle poltrone in consigli e collegi sindacali.
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