
Domanda all’Inps o tramite i patronati. Ecco tutto quello che bisogna sapere
Addio al Reddito di cittadinanza, arriva il Supporto formazione lavoro. Da oggi è infatti operativo lo strumento introdotto dal governo come stimolo al lavoro: si potranno presentare le domande direttamente sul sito dell’Inps o tramite i patronati. Dal 1° gennaio anche tramite i Caf.
Il Supporto, che si rivolge dunque a coloro che escono dal Reddito di cittadinanza, nasce come misura di attivazione al lavoro mediante la partecipazione a progetti di formazione, di qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento, di accompagnamento al lavoro, di servizio civile universale e di progetti utili alla collettività.
Le persone coinvolte dovranno partecipare a un percorso formativo, durante il quale e per massimo 12 mesi riceveranno un contributo di 350 euro mensili. Il sussidio viene erogato a patto di un’iscrizione a corsi di formazione professionali riconosciuti dal Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl).
Una volta ricevuta la domanda l’Inps verificherà i requisiti come il reddito certificato dall’attestazione Isee. Potranno farne richiesta i componenti tra i 18 e i 59 anni dei nuclei familiari con Isee non superiore a 6 mila euro. La piattaforma Siisl richiede poi tre passaggi che impegnano il beneficiario nella ricerca attiva di un’occupazione, come la sottoscrizione del Patto di attivazione digitale (Pad), del Patto di servizio personalizzato e la prova di aver contattato almeno tre Agenzie per il Lavoro. Ultimate le formalità burocratiche, la partecipazione effettiva alle attività sbloccherà l’erogazione del sussidio.
Dunque accolta la domanda, queste persone dovranno partecipare al percorso, durante il quale e per massimo 12 mesi riceveranno un contributo di 350 euro mensili, tramite bonifico da parte dell’Inps. Dovranno dare conferma della partecipazione a tali attività almeno ogni 90 giorni. Se si abbandona il percorso, si salta un’attività o si rifiuta un’offerta di lavoro si perde il beneficio.
La misura è personale e quindi è possibile che nella stessa famiglia ci siano più percettori. Nel caso dunque di due genitori e due figli maggiorenni senza lavoro e con un reddito nullo, è possibile che si arrivi a percepire in un mese anche 1.400 euro purché tutti si attivino per la formazione e per il lavoro e solo per il tempo nel quale sono attivi.
L’assegno di inclusione partirà invece il 1° gennaio 2024, è rivolto ai nuclei familiari con almeno un componente disabile, minore, over 60 o preso in carico dai servizi sociosanitari territoriali. Ulteriore requisito è rappresentato dalla residenza in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due continuativi. Il beneficio, erogato tramite una card elettronica ricaricabile denominata “Carta di inclusione”, sarà corrisposto per 18 mesi, rinnovabili per altri 12 con un mese di sospensione tra i due periodi.
FOTO: IMAGOECONOMICA