
L’export è un terreno di prova per le Pmi italiane, ad oggi realizzano all’estero circa un terzo del proprio fatturato e contribuiscono a quasi la metà dell’export nazionale
Secondo la ricerca presentata in occasione della 49esima edizione del Forum Ambrosetti, dall’ad di Sace Alessandra Ricci, il capo economista Alessandro Terzulli e Lorenzo Tavazzi, partner e responsabile dell’Area Scenari e Intelligence e dello sviluppo internazionale di The European House – Ambrosetti, l’export è un terreno di prova per le Pmi italiane, ad oggi realizzano all’estero circa un terzo del proprio fatturato e contribuiscono a quasi la metà dell’export nazionale ma secondo le previsioni di Sace le esportazioni cresceranno quest’anno del 6,2%, del 4% nel 2024 e del 3,2%, in media, nel biennio successivo (2025-2026), quando supereranno i 300 miliardi di euro.
La doppia transizione sostenibile e digitale “saranno i ‘boost’ per la crescita ma le pmi spesso li vedono come un costo e non vedono i benefici che possono portare in futuro” sottolinea Ricci. Dalla ricerca emerge che le Pmi devono essere “supportate in tutti gli aspetti da loro riscontrati come più critici, come ad esempio le barriere culturali nel caso della rivoluzione digitale oppure quelle economiche nell’ambito della transizione green”.
“Allo stesso tempo, è necessario porre l’accento su una formazione ad hoc e su un supporto in termini di comprensione e adesione alla regolamentazione e gestione amministrativa anche in ottica di accesso ai mercati esteri, soprattutto quelli più lontani e meno presidiati” aggiunge.
“È da sottolineare che, in una logica di maggiore efficienza e sfruttando l’approccio di filiera, puntare sul sostegno alle medie e grandi imprese comporterebbe benefici anche a quelle di dimensioni più ridotte, generando un loro rafforzamento operativo e potenziando nel complesso la loro competitività sul piano domestico e sui mercati esteri”, conclude Sace.
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