
In occasione di una presentazione, l’ex presidente del Consiglio e della Bce ha tracciato la sua visione dell’Europa attuale e di quella che dovrebbe essere
L’ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto che per l’Europa quello attuale «è un momento critico. Ed è sperabile che alla fine ci tengano uniti i valori fondanti dell’Ue che ci hanno accompagnato fin qui».
«È un momento particolare – ha sottolineato Draghi, in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo – in cui dobbiamo rivedere molti presupposti del nostro stare insieme. Le sfide che abbiamo sono sovranazionali. Il clima, ad esempio. Non ha senso che ognuno faccia la propria politica climatica. La lotta al cambiamento climatico, quindi, non procede allo stesso ritmo ma il clima è una cosa di tutti. O la difesa: un giorno il sostegno degli Usa diminuirà e dovremo pensarci noi e già siamo il secondo investitore mondiale nella difesa dopo gli Stati Uniti. Non si tratta di spendere di più ma di coordinare meglio il modo in cui spendiamo».
In questa fase, ha evidenziato Draghi, riportato da Radiocor, «c’è paralisi decisionale, una situazione di attesa per le elezioni europee, un allargamento ai Balcani e all’Ucraina che non si sa ancora come verrà impostato, c’è la difficoltà oggettiva di rivedere regole».
Draghi: l’Unione deve ritrovare forza o non sopravviverà
«Non bisogna immaginare – ha suggerito Draghi – cose troppo difficili. L’unione fiscale oggi è meno importante di dieci anni fa perché i Paesi attraverso la moneta unica sono diventati sempre più simili industrialmente, le catene di produzione sono molto integrate. E poi fino a oggi, a partire da una certa data diventata famosa, la Bce ha un ruolo di stabilizzatore dei mercati, cosa che non c’era prima. Forse ora è ancora più importante capire dove non riusciamo ad affrontare le sfide sovranazionali europee da soli. E la cosa più importante è come fare a costituire dei fondi europei che finanzino la difesa, la lotta al cambiamento climatico. Ma è molto complicato già questo perché avere una difesa che tende a essere coordinata significa avere una politica estera che tende a essere coordinata. E non basta che alcuni ministri degli Esteri attorno a un tavolo si mettano d’accordo perché non si mettono d’accordo. Persino nella posizione rispetto alla guerra in Medio Oriente non si sono messi d’accordo. Occorre cominciare a pensare a un’integrazione politica europea, al Parlamento europeo, che forse è il vero Parlamento d’Europa. Occorre cominciare a pensare che siamo degli italiani e siamo anche europei».
«Il modello di sviluppo e crescita europeo – ha osservato l’ex premier in un altro passaggio – si è dissolto. Non possiamo far conto sui pilastri di prima, occorre reinventarsi un modo diverso di crescere. Per farlo però, a differenza che in passato, occorre diventare Stato».
(foto ANSA)