
Il caso emerge dall’ultimo Quaderno dell’antiriciclaggio della Uif la financial unit italiana, che opera, in autonomia, sotto l’egida di Bankitalia
Una truffa piramidale con le criptovalute è stata scoperta dall’Uif, la financial unit italiana, che contrasta il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo internazionale ed opera, in autonomia, sotto l’egida della Banca d’Italia.
La truffa, da decine di milioni, è stata scoperta anche grazie all’analisi dei social network. La Uif, dopo la segnalazione iniziale di intermediari finanziari che avevano notato vari trasferimenti di fondi da conti italiani verso una società estera (riconducibile a un commercialista italiano socio unico) che offriva investimenti nei virtual asset, ha utilizzato “fonti aperte” e quindi piattaforme social e forum di discussione.
Sono state così individuate alcune recensioni di utenti che lamentavano di non riuscire a ritirare i fondi investiti e sono state inoltre identificate attività promozionali tramite le quali esponenti di una società estera proponevano la vendita di alcuni token o di altri servizi relativi a criptoattività promettendo elevati rendimenti a rischio nullo.
Grazie ai forum specializzati, inoltre, è emerso il coinvolgimento dell’amministratore della società già recidivo per un’altra Ico (inizial coin offering) truffaldina (scam), ossia una finta raccolta di fondi (crowdfundong) con criptovalute per imprese innovative in fase di start-up.
Grazie, poi, alla cooperazione internazionale con altre Financial Unit consorelle, si è ricostruita la movimentazione in valuta fiduciaria della società in questione, ossia valuta legale, dalla quale è emerso che la società aveva raccolto “decine di milioni di euro da presunti investitori”.
Pnrr, la Uif rafforza i controlli sull’attuazione
Il caso emerge dall’ultimo Quaderno dell’antiriciclaggio della Uif. Quest’ultima opera analizzando le segnalazioni di operazioni sospette, le cosiddette Sos, ma anche, questa la novità sottolineata dal direttore della Uif, Enzo Serata, da «alcuni approfondimenti sviluppati tramite l’ausilio di strumenti di social network analysis, utili a far emergere possibili reti di soggetti, non altrimenti individuabili».
Il caso indicato nel Quaderno Uif rappresenta assieme agli altri, scrive Serata nella prefazione, «un’occasione di condivisione e di conoscenza dei più aggiornati meccanismi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, quale ulteriore feedback che l’Unità si impegna a restituire al sistema al fine di accrescerne costantemente».
(foto SHUTTERSTOCK)