
Il calo previsto per il 2024 sarà cancellato dai rincari di altre voci di spesa
Pressione fiscale ancora altissima in Italia. A mettere nero su bianco è la Cgia che nel 2023 ha quantificato questa pressione al 47,4% ben oltre il 42,5% ufficializzato l’anno scorso. In calo invece il prelievo fiscale sceso rispetto al 2022 dello 0,2%. Il merito di questa piccola vittoria dovrebbe andare alla rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni dell’Irpef oltre che ad un aumento, seppur lieve, del PIL.
Le previsioni per il 2024 della pressione fiscale, però, parlano di un possibile calo, ma solo teorico dal momento che il contemporaneo aumento del costo delle bollette e di altre voci di spesa come, ad esempio, i pedaggi autostradali, non permetteranno di approfittare del vantaggio.
Nota di merito sulla cosiddetta economia non osservata, ovvero l’economia in “nero” e quella illegale, che nel 2021 (ultimo dato disponibile) si aggirava intorno ai 192 miliardi (l’ 11,7% del valore aggiunto nazionale), di cui 173,8 miliardi riconducibili al sommerso e 18,2 alle attività illegali, un mondo che, secondo le proiezioni della Cgia, non dovrebbe aver registrato nessun cambiamento nel biennio 2022-2023.
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