
L’ex isola di Formosa, indipendente dal 1949, è da tempo nelle mire di Pechino
Elezioni a Taiwan, altro punto caldo del mappamondo internazionale, che sono state vinte dal rappresentante del fronte indipendentista William Lai, favorevole allo status quo e contrario alla sottomissione a Pechino. Con il 98% delle schede scrutinate, Lai può sfruttare un appoggio che supera il 40% dei voti, per la precisione il 40,2% dei voti validi. Il candidato del Partito democratico progressista (Dpp), ben lontano da Hou You-ih, rappresentante dei nazionalisti del Kmt (il Kuomintang, il partito appoggiato dalla Cina), che porta a casa il 33,38% dei consensi. Solo terzo Ko Wen-je, del Partito popolare (Tpp) che arriva al 26,34%.
Lo stesso Hou You-ih ha prontamente riconosciuto la vittoria dell’avversario. Un riconoscimento importante dal momento che, come è noto, Taiwan è al centro delle politiche unioniste di Pechino che ha intenzione di farla rientrare sotto il suo controllo entro il 2049, anno del centenario della Repubblica Popolare cinese.
In mattinata (ora italiana) dati in arrivo dal portale Taiwan Plus News, parlavano di 3,2 milioni di voti per Lai mentre il candidato Hou You-ih, arriva 2,6 milioni di voti. Al terzo posto infine, al 27,3%, Ko Wen-jie. Intanto Pechino ha schierato 8 jet e 6 navi militari intorno all’isola secondo quanto riferiscono fonti di Taipei.
Un evento, quello elettorale, che rischia di aumentare le già alte tensioni tra Washington e Pechino. Questo perchè l’ex isola di Formosa è anche un ottimo alleato commerciale di USA e, più in generale, di tutto il settore dei microchip.
Un mosaico di tensioni internazionali che vede i 18mila seggi aperti e 19,5 milioni di elettori come ago della bilancia. Un ago che indicherà la prossima direzione solo in serata con i risultati definitivi che vedranno anche il rinnovo del Parlamento.
Ma tra le problematiche di un voto politicamente complesso c’è anche quello dell’identità nazionale. Secondo i dati resi noti dal Centro studi elettorali dell’Università nazionale di Chengchi, a giugno dello scorso anno solo il 2,5% della popolazione si identificava come cinese contro il il 62,8% che si percepiva come taiwanese. Un elemento determinante dal momento che la popolare piattaforma di social media Weibo ha bloccato gli hashtag relativi alle elezioni con l’aumento dell’interesse tra gli utenti più giovani.
Più in generale, quello di Taiwan è un elettorato giovane (il 30% degli elettori ha tra i 20 e i 39 anni) che è anche la fascia politicamente più ricercata dai media e dalla propaganda politica. Sul tavolo il rallentamento dell’economia, il costo delle case, il carovita, l’istruzione.
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