
La prospettiva economica incerta è stata alla base di molti panel, nonostante un apparente atterraggio morbido. Ci sono stati appelli per una governance globale ed equa
Si è chiusa la 54esima edizione del World Economic Forum a Davos in Svizzera. I 2800 partecipanti al meeting più esclusivo del mondo sono stati attratti dalla novità del momento, ovvero l’intelligenza artificiale, e dalle tensioni militari-commerciali mondiali, dall’Ucraina fino alla crisi del Mar Rosso. Snobbate le tematiche climatiche.
La prospettiva economica incerta è stata alla base di molte conversazioni, nonostante un apparente atterraggio morbido dovuto agli aumenti dei tassi di interesse e all’elevata inflazione. Ci stiamo muovendo verso la “non normalità”, ha detto Christine Lagarde. Un rapporto del World Economic Forum di questa settimana ha chiesto un nuovo modello di crescita che bilanci la produttività con l’equità e la sostenibilità. Khaldoon Khalifa Al Mubarak, membro di spicco del governo di Abu Dhabi, ha sostenuto che «con lo sviluppo economico arriva la prosperità, con la prosperità arriva la stabilità, con la stabilità, alla fine, c’è la pace». Per questo i leader devono “unirsi”, altro messaggio della kermesse.
Mercoledì Antonio Guterres , segretario dell’Onu, spiegava che non si deve permettere che le divisioni geopolitiche impediscano risposte globali alle sfide globali, come il cambiamento climatico o l’intelligenza artificiale, mentre chiedeva riforme ai sistemi di governance globale.
Un appello per una maggiore collaborazione e cooperazione è stato ripreso per tutta la settimana, con Ursula von der Leyen , Jake Sullivan, Antony Blinken e Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani tra i leader che hanno sollecitato il dialogo. La pace e la sicurezza sono possibili, ha detto Sullivan – Consigliere per la sicurezza nazionale Usa – , se «uniamo le forze e prendiamo decisioni sagge e coraggiose».
In questo contesto, è stato affrontata anche la questione della disinformazione esaminando il potenziale impatto su oltre 4 miliardi di persone che si recheranno alle urne quest’anno.
L’intelligenza artificiale è stato però il tema più caldo, discusso in 30 sessioni. Ci sono state anche richieste costanti, sia dal settore pubblico sia da quello privato, per la governance, la regolamentazione e l’equa distribuzione dei suoi benefici. Sam Altman, padre di Open Ai, ha affermato che tutte le persone devono essere coinvolte nello sviluppo della tecnologia, perché l’intelligenza artificiale non sostituirà la nostra comprensione reciproca: «Gli esseri umani sanno cosa vogliono gli altri umani. Gli esseri umani avranno strumenti migliori. Abbiamo già avuto strumenti migliori, ma siamo ancora molto concentrati l’uno sull’altro». Per Hadi Partovi, Ceo di Code.org, bisogna insegnare gli strumenti di intelligenza artificiale a tutti, in modo che non perdano qualcuno che comprende meglio la tecnologia.
Davos, Altam di OpenAi: “l’AI è molto potente ma i rischi ci sono”
Nel frattempo però, quarto pilastro di Davos, c’è da risolvere l’emergenza climatica. Come ha affermato John Kerry non può restare tutto come al solito, dopo la Cop28. Abbiamo la tecnologia, ha detto, ma non la stiamo implementando abbastanza velocemente. Secondo l’Fmi rischiano di morire 14,5 milioni di persone in più per gli eventi estremi entro il 2050. Questi tutti i relatori hanno parlato della necessità di una “transizione giusta”, tuttavia pochi sono entrati nel concreto. Uno di questi il premier greco, secondo il quale sarà necessario un cambiamento diffuso anche nelle infrastrutture, ha spiegato Kyriakos Mitsotakis: «Servono maggiori investimenti nelle reti».
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