
La perdita economica a famiglia è di 240 euro al mese
Le famiglie italiane hanno perso in media sei carrelli di spesa alimentare l’anno tra il 2019 e il 2022. Il dato emerge da un’indagine dell’Osservatorio nazionale Acli, Famiglie e redditi, basato su un ampio campione di dichiarazioni dei redditi che passano dai Caf dell’organizzazione.
L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto del 79% delle famiglie rispetto al periodo pre-Covid, solo il 21% ha messo a segno dei miglioramenti.
In media le famiglie hanno perso 531 euro di spesa alimentare annuale. Ma la perdita maggiore è toccata alle famiglie bireddito senza figli a carico, otto carrelli di spesa in meno, corrispondenti a 701 euro. A perdere di meno i monoreddito e i vedovi, che si sono dovuti comunque privare di circa quattro carrelli di spesa l’anno, ogni carrello, nell’indagine, equivale a circa 90 euro.
A pesare sulle uscite anche gli interessi sui mutui immobiliari: in media 338 euro in più per famiglia. L’analisi delle Acli riscontra anche un aumento delle famiglie che sono passate sotto la soglia della povertà relativa nel confronto tra le dichiarazioni dei redditi presentate tra il 2020 e il 2023. Nel 2020 erano l’8,2% del panel. Nel 2021 erano leggermente calate, grazie probabilmente alle politiche di salvaguardia dei redditi adottate dal governo durante la pandemia. Ma nell’ultima dichiarazione dei redditi considerata, quella del 2023, le famiglie sotto la soglia di povertà sono diventate il 9,8% del panel.
Una situazione che sembra svantaggiare soprattutto le donne: sono il 58,1% dei dichiaranti poveri. Non solo: nel 2023 il reddito medio equivalente annuo delle famiglie con dichiaranti donne è stato in media più basso di 247 euro rispetto a quello degli uomini. E, tra le famiglie sotto la soglia di povertà, quelle con dichiaranti uomini tra il 2020 e il 2023 avevano perso il 10%, quelle con dichiaranti donne il 14%. Il 34% dei dichiaranti donna vive con almeno un figlio a carico.
L’Unione Nazionale Consumatori commenta i numeri che prospettano una situazione difficile: «Dati gravi e allarmanti che confermano quando stiamo denunciando da anni. Peraltro si tratta di stime che sono purtroppo già peggiorate, atteso che considerano come anno di imposta il 2022, ma nel 2023 non è che le cose siano andate meglio – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Infatti, anche se lo scorso anno l’inflazione media si è abbassata rispetto al +8,1% del 2022, resta comunque ad un livello altissimo, pari al 5,7%. Inoltre, nel 2023 sono venuti meno gli sconti che erano stati introdotti dal Governo Draghi per aiutare le famiglie ad arrivare alla fine del mese, dalla benzina agli oneri di sistema delle bollette della luce, mentre con la riforma delle misure di contrasto alla povertà è diminuita la platea dei beneficiari, con il rischio di un aggravamento della povertà» conclude Dona.
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