Il colosso del fast fashion Shein sta intensificando i preparativi per la quotazione a Londra dopo che il suo tentativo di quotarsi a New York ha dovuto affrontare ostacoli normativi e respingimenti da parte dei legislatori statunitensi. E’ quanto riporta Reuters citando due fonti a conoscenza diretta della questione.
Secondo il rapporto il rivenditore prevede di depositare i documenti presso la Borsa di Londra (LSE) già questo mese e aggiornerà l’autorità cinese di regolamentazione dei titoli sulla sede dell’IPO.
Shein ha presentato istanza di quotazione in borsa negli Stati Uniti alla fine di novembre per un valore di 66 miliardi di dollari. Il piano per una IPO statunitense è ancora ufficialmente sul tavolo, ma la società con sede a Singapore ha faticato a superare gli ostacoli normativi sia negli Stati Uniti che in Cina, tra le critiche dei legislatori statunitensi su presunte pratiche lavorative e azioni legali da parte dei concorrenti.
Fondata dall’imprenditore cinese Chris Xu nel 2012, Shein da allora è cresciuta fino a diventare un mercato globale della moda, servendo clienti in più di 150 paesi e impiegando più di 11.000 persone, secondo il suo sito web. Sfornando migliaia di nuovi design al giorno, ha un modello di vendita diretta che si rivolge ai suoi milioni di follower sui social media e fa un uso massiccio di influencer e codici sconto.
Shein produce abbigliamento in Cina per venderlo online negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Non possiede né gestisce alcun impianto di produzione e collabora invece con circa 5.400 produttori a contratto di terze parti.
Shein ha avuto una crescita vertiginosa negli ultimi anni dopo aver conquistato i consumatori di tutto il mondo con i suoi design alla moda, l’assortimento infinito e i prezzi stracciati. Ma ha dovuto affrontare anche una serie di sfide lungo il percorso e affrontare accuse di utilizzo del lavoro forzato nella sua catena di fornitura , di violazione delle leggi sul lavoro, di danni all’ambiente e di furto di progetti di artisti indipendenti.