Il mercato del libro, e di conseguenza il modo in cui le persone leggono e acquistano libri, con l’avvento delle tecnologie digitali, sta subendo una trasformazione radicale. Nel 2023 il mercato non è andato male, ma le difficoltà non mancano sia per i professionisti del settore sia per le famiglie italiane. Abbiamo fatto il punto con il presidente di AIE, Innocenzo Cipolletta.
Presidente quanto vale oggi il mercato del libro in Italia? Mi può fornire qualche dato?
«L’editoria in Italia vale 3,34 miliardi di euro di vendite ed è quindi la prima industria culturale in Italia per spesa del consumatore, davanti a tv pubblica, pay tv, musica, cinema, videogiochi, solo per citare i comparti più grandi».
Vanno per la maggiore gli autori italiani o stranieri? E quali sono le “tipologie” più richieste?
«L’Italia è sempre stato un Paese molto aperto al mondo, che traduce molto e legge molti autori stranieri. Allo stesso tempo, l’autorialità italiana sta crescendo con grande forza negli ultimi anni grazie all’ottimo lavoro delle case editrici e degli autori: lo vediamo nel giallo, nel romance, nei fumetti, nella narrativa letteraria e nella saggistica. Per darle un dato: nei primi quattro mesi del 2024, su 445,3 milioni di euro di vendite a prezzo di copertina nelle librerie fisiche e digitali, 250,2 milioni sono di libri di autori italiani (più 1,3% rispetto al 2023), 195,1 milioni di euro sono di libri di autori stranieri (-5,6%). Per quanto riguarda i generi, nei primi quattro mesi dell’anno la narrativa italiana è cresciuta dell’8% e quella straniera del 3,1%. In calo del 3,1% i libri per bambini e ragazzi, del 3,9% la manualistica, del 4,1% la saggistica specializzata, del 5,7% la saggistica generale e di divulgazione, dell’11,1% i fumetti (che però rispetto al 2019 crescono del 161,8%). Significativi i numeri del romance: i libri scritti da autrici italiane crescono del 48,7% raggiungendo il 52,6% del totale, mentre calano le vendite di autrici straniere (-15,5%). Complessivamente il romance cresce del 9,3%».
Cosa mi dice invece della pirateria nel mondo editoriale? A quanto ammonta il “danno” provocato alle imprese e al settore in generale?
«La pirateria sottrae al mondo del libro 705 milioni di euro l’anno, che diventano 1,75 sommando anche l’indotto. Sono dati di una ricerca di Ipsos per AIE che abbiamo presentato a marzo, in un convegno organizzato insieme a Fieg. Significano 12mila posti di lavoro in fumo, di cui 4.900 nelle attività editoriali. Leggono libri piratati il 31% degli italiani, il 78% degli studenti universitari. Utilizza libri e banche dati professionali piratate il 49% di professionisti come ingegneri, avvocati, notai, commercialisti, architetti, dottori. Si tratta di un problema grave che richiede risposte a più livelli. Istituzioni e forze dell’ordine hanno fatto molto negli ultimi anni, serve che l’azione di repressione prosegua e colpisca in primo luogo chi della pirateria ha fatto un business. Riteniamo poi fondamentale il lavoro di sensibilizzazione dei cittadini: si conferma alto il numero di persone che ritiene poco grave questo fenomeno e comunque si dice certo che i colpevoli non saranno puniti».
Quanto ha inciso sui negozi fisici il boom dell’e-commerce?
«Dopo la pandemia sono cresciuti molto gli acquisti online, ma le librerie continuano a essere il primo canale di vendita di libri in Italia. Gli ultimi dati ci dicono che nei primi quattro mesi del 2024 il 54,8% degli acquisti di libri è avvenuto in librerie fisiche, il 40,7% in librerie online, il 4,5% in supermercati».

Innocenzo Cipolletta, presidente AIE foto Ufficio stampa-Stefania Malapelle
Gli italiani preferiscono ancora il fascino della carta all’e-book?
«Se consideriamo solo i libri di narrativa e saggistica – escludendo quindi libri scolastici, universitari e banche dati professionali – vediamo che su 1,8 miliardi di vendite complessive nel 2023, 1,7 miliardi circa sono di libri di carta, 81 milioni sono gli ebook, 28 milioni gli audiolibri, in forte crescita rispetto ai 9 milioni del 2019. Il libro a stampa continua a essere prevalente, ma l’ebook ha un ruolo importante in alcuni settori specifici e, ad esempio, in campi come quello dell’accessibilità per le persone cieche e ipovedenti. L’audiolibro anche ha un ruolo importante nell’allargare i pubblici del libro e della lettura. Sono tutti ambiti in cui gli editori hanno investito e investiranno, pur confermandosi la centralità del libro a stampa».
Sempre più famiglie oggi non possono permettersi libri scolastici per i figli, a causa del caro-vita. Come intervenire?
«Serve un intervento pubblico per garantire a tutte le studentesse e studenti italiani l’effettivo accesso ai libri scolastici, è un appello che abbiamo lanciato in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino come AIE, insieme all’Associazione Librai Italiani – Confcommercio (ALI). Il fondo per l’acquisto dei libri di testo da parte delle famiglie in povertà assoluta deve essere incrementato dagli attuali 133 milioni a 170 milioni per coprire tutti gli aventi diritto. Inoltre tutte le famiglie devono poter detrarre fiscalmente la spesa, come succede per le spese sanitarie o l’attività sportiva dilettantistica dei figli. Il punto di partenza è il riconoscimento del libro scolastico come strumento centrale per l’apprendimento e veicolo di saperi e promotore di lettura. In questo contesto difficile, gli editori sono impegnati nel contenimento dei prezzi. Nel 2023 la crescita dei prezzi per i testi della scuola secondaria di primo grado è stata pari al 3,04%, per quelli della scuola secondaria di secondo grado al 3,42% rispetto l’anno precedente (dati AIE sul totale dei libri per la scuola, listino su listino). Nello stesso anno, l’inflazione è stata del 5,7%».
Editoria ed intelligenza artificiale: un connubio possibile? In che modo l’AI può dimostrarsi utile oggi e in futuro? Quali i rischi?
«Dall’editing al trattamento grafico delle copertine, fino alla distribuzione e alla comunicazione, non c’è settore in cui non possano essere utilizzati gli strumenti di intelligenza artificiale per snellire il lavoro delle case editrici e valorizzare il loro catalogo. In questo senso l’intelligenza artificiale è un’opportunità che va colta, e le case editrici devono essere accompagnate da politiche industriali solide nel percorso di innovazione necessario. Allo stesso tempo, il tema della difesa del diritto d’autore è fondamentale. Con l’AI Act l’Unione europea si è dotata di uno strumento che fissa principi di trasparenza molto chiari nell’utilizzo dei dati per allenare gli algoritmi. La trasparenza è alla base della difesa del diritto d’autore. Adesso, però, dobbiamo fare in modo che tali principi non rimangano sulla carta».
L’editoria italiana, oggi, per dimensione, è la quarta in Europa, ha un valore economico delle vendite di 3,338 miliardi di euro l’anno ed occupa oltre 70mila addetti. Una filiera che spazia dalle case editrici al mondo degli autori, traduttori e illustratori, passando per agenti letterari, librai, bibliotecari e organizzatori di eventi come Fiere e Festival. Nel Paese è la prima industria culturale per acquisti dei consumatori, davanti a pay tv e televisione generalista, videogiochi, stampa quotidiana e periodica, musica e cinema. Rispetto al 1988, 36 anni fa, quando l’Italia era, come oggi, paese ospite d’ onore alla Fiera del Libro di Francoforte, in Germania, il mercato nazionale è raddoppiato di valore, al netto dell’inflazione. E’ chiaro che si tratta di un “bene” culturale ed economico importante, da salvaguardare, con un occhio all’innovazione e alle esigenze dei consumatori che cambiano costantemente ed inevitabilmente.