«Sia l’indicatore salariale della Banca centrale europea sia il feedback da parte delle imprese mostrano che le pressioni salariali si stanno raffreddando e continueranno a diminuire nel prossimo anno e nel 2026». Lo ha detto l’economista capo della Bce Philip Lane secondo cui il motivo per cui lui ed i suoi colleghi ritengono che l’inflazione scenda l’anno prossimo è “che questo è l’ultimo anno di forti aumenti salariali“. Lane ha parlato durante una conferenza a Napoli.
Anche le aziende intervistate direttamente dalla Bce prevedono un forte rallentamento della crescita salariale, in linea con i dati che consentiranno a Francoforte di riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% entro il prossimo anno.
«Rispetto all’anno scorso, quando molte imprese si aspettavano una crescita dei salari del cinque o sei per cento, ora prevedono un aumento intorno al tre o quattro per cento», ha aggiunto Lane.
Ricordiamo che ad inizio giugno la Bce ha finalmente operato il primo taglio tanto atteso dal 2019. Christine Lagarde dal canto suo ha fatto capire di esser aperta a ulteriori tagli, con gli operatori che ne aspettano appunto altri due entro il 2024, ma la tempistica dipenderà dal ritmo dell’inflazione europea, già rivista al rialzo. I prossimi ribassi, come sottolineano gli analisti, non sono scontati. Gli ufficiali escludono quasi del tutto un secondo intervento a luglio.