Nell’ampio e mutevole panorama mediorientale il Qatar sta adottando molte delle strategie già messe in atto dall’Arabia Saudita per riuscire a diversificare la propria economia. Tra queste anche un’ampia collaborazione commerciale con le varie nazioni europee, non ultima l’Italia. Non solo petrolio, quindi, ma anche sport, turismo, cultura e, a differenza di quanto si potrebbe credere, anche tecnologia. Il Qatar è dunque destinato a diventare anche un hub mondiale del settore tecnologico? Gabriel Debach, market analyst di eToro prova a rendere più netti i contorni di un’economia in piena evoluzione.
Il Qatar, nonostante sia una nazione poco più grande della Basilicata, è uno dei paesi più ricchi al mondo grazie soprattutto al principale driver dell’economia, il petrolio. Adesso, però, sulla falsariga di quanto fatto dall’Arabia Saudita, il Paese ha adottato la “Qatar National Vision 2030”. Di cosa si tratta?
«Le risorse abbondanti di petrolio e gas hanno senz’altro rappresentato un motore fondamentale per lo sviluppo del Qatar, che vanta una posizione di rilievo tra le economie del Medio Oriente e uno dei redditi pro-capite più alti a livello globale. La “Qatar National Vision 2030” è un’iniziativa strategica che è stata lanciata, in realtà, già nel 2008, con l’intento di promuovere la diversificazione e la crescita economica qatarina incentivando il progresso sostenibile del Paese. L’obiettivo del programma è di trasformare il Qatar in uno Stato avanzato entro il 2030, puntando su quattro pilastri fondamentali: lo sviluppo umano, ossia l’obiettivo di formare una società capace di contribuire alla propria prosperità; lo sviluppo sociale, che mira alla formazione di una comunità con alti standard morali e un approccio di collaborazione per il progresso; lo sviluppo economico, volto a promuovere un’economia diversificata e competitiva, capace di soddisfare le esigenze attuali e quelle future, e infine lo sviluppo ambientale, per garantire che l’avanzamento economico-sociale vada di pari passo con la salvaguardia dell’ambiente.
Pochi mesi fa è stata invece presentata la Terza Strategia di Sviluppo Nazionale 2024-2030, che rappresenta la fase finale del percorso, focalizzata in particolare sulla competitività, il rafforzamento dell’innovazione e la sostenibilità sul lungo periodo dell’economia qatarina, e con l’obiettivo di arrivare a una crescita del PIL pari al 4% annuo».
Le strategie politiche guardano ad una diversificazione delle entrate partendo dal settore tecnologico (il governo sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove start up) passando per quello finanziario (con politiche particolarmente favorevoli agli investimenti stranieri). Guardando più da vicino la situazione, quali sono i progetti in cantiere?
«In un mondo dove automazione e progressi tecnologici stanno aumentando l’efficienza all’insegna dell’innovazione, rimodellando anche il panorama occupazionale, per rimanere competitive e promuovere una crescita sostenibile, le economie puntano sullo sviluppo della forza lavoro in linea con le tendenze della trasformazione digitale. Il Qatar è uno dei paesi leader nella in questa tendenza, anche grazie a sforzi e programmi pluriennali per incentivare l’avanzamento tecnologico. Ne è un esempio il Qatar Science & Technology Park (QSTP), un vero e proprio parco tecnologico divenuto punto di riferimento per le imprese che desiderano sviluppare nuove tecnologie e prodotti, poiché offre infrastrutture all’avanguardia, incentivi fiscali e supporto logistico alle aziende tecnologiche e alle start-up, creando un ambiente che promuove e accelera l’innovazione. Un altro progetto chiave è “Qatar FinTech Hub” (QFTH), che mira a posizionare il Paese come un centro di eccellenza per le tecnologie finanziarie, e offre programmi di incubazione e accelerazione per le start-up FinTech, insieme a una serie di partnership strategiche con istituzioni finanziarie globali. Questo hub intende attrarre investimenti stranieri e promuovere la crescita del settore finanziario attraverso l’innovazione tecnologica. In ottica di investimenti, invece, l’impegno proattivo del Paese verso la trasformazione digitale, il progresso tecnologico e lo sviluppo economico presenta interessanti opportunità di mercato per gli investitori stranieri: in particolare, il settore finanziario della capitale, Doha, si è affermato come uno dei più importanti nella regione, anche grazie alla formulazione di politiche favorevoli agli investimenti stranieri e a un sistema finanziario solido che attrae imprese da tutto il mondo. L’Agenzia per la promozione degli investimenti del Qatar (Invest Qatar) punta a espandere le sue collaborazioni strategiche con le aziende internazionali, consentendo loro di approfondire la loro presenza in Qatar, accedere a opportunità in vari settori e contribuire alla diversificazione economica»
Come molte altre nazioni del Medio Oriente il Qatar è una combinazione di modernità e tradizione che sta attraversando una fase di grandi trasformazioni. Anche grazie a un accordo di libero scambio tra il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e l’Unione Europea che potrebbe azzerare i dazi sull’importazione dei prodotti petrolchimici, le imprese italiane guardano sempre più spesso verso Doha. Quali sono i rapporti economici che legano l’Italia al Qatar e più in generale il Qatar all’Europa?
«Il Qatar mostra un’interessante fusione: da un lato, un popolo fortemente legato al proprio patrimonio culturale, dall’altro, uno sguardo concentrato su futuro e innovazione. Trattandosi, inoltre, di un mercato in forte espansione, consolidare i rapporti con altri Stati e partner strategici risulta più cruciale che mai, e in questo senso, l’accordo di libero scambio tra GCC e UE potrebbe aumentare l’attrattiva del Paese per le imprese e gli investitori italiani, ma non solo.
Tuttavia, è importante notare che il percorso di avvicinamento tra l’Unione Europea e il Qatar non è stato privo di ostacoli. Lo scandalo noto come “Qatargate”, emerso nel dicembre 2022, ha gettato un’ombra sulle relazioni diplomatiche, sollevando questioni di trasparenza e integrità nelle interazioni tra le due parti. Questo episodio ha evidenziato la necessità di una maggiore vigilanza e di meccanismi più robusti per garantire l’eticità nelle relazioni internazionali. I rapporti tra Italia e Qatar, in crescita costante, hanno radici ben lunghe e affermate e abbracciano tutti i livelli e coprono la cooperazione in molteplici ambiti, non solo economico, ma anche politico e culturale. La cooperazione politica tra le due nazioni è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, sostenuta dalla necessità italiana di trovare forniture di gas per emanciparsi dalla dipendenza dalla Russia, come suggellato anche dalla visita a Doha del Presidente della Repubblica Mattarella, a gennaio del 2020 e da quella dell’Amir Tamim bin Hamad Al Thani, a Roma, a febbraio dell’anno scorso. Inoltre, ci sono stati diversi incontri tra i Ministri degli Affari Esteri, che hanno portato al Memorandum d’intesa sul Dialogo Strategico: accordo che mira a rafforzare le relazioni bilaterali e diplomatiche nelle aree di interesse comune. Inoltre, si è rafforzata anche la cooperazione politica nel settore della difesa, anche alla luce della percezione dell’Italia come partner fedele del Paese del Golfo. I rapporti bilaterali ben saldi hanno permesso una sempre più stretta collaborazione tra Italia e Qatar, oltre ad aver attirato molte aziende italiane ad operare sul territorio e stimolato gli investimenti qatarioti nel nostro Paese. Oltre alle relazioni tra i due Paesi, il Qatar rappresenta un’importante area di business per primarie aziende italiane come Saipem che, recentemente, si è aggiudicata da Saudi Aramco due progetti offshore per un valore di 500 milioni di dollari, nell’ambito dell’accordo a lungo termine esistente tra la società petrolifera del Bel Paese e il gigante petrolifero saudita»
Dopo i mondiali in Qatar del 2022 lo sport è considerato sempre di più uno strumento di affermazione finanziaria e una vetrina che permette una visibilità a livello mondiale. Quali sono i prossimi progetti che potrebbero vedere coinvolto il Qatar proprio nel settore sportivo?
«In generale, possiamo dire che lo sport copra due funzioni prettamente politiche: può essere usato per scopi di coesione e integrazione nazionale (nation-building) e può essere usato per aumentare la visibilità internazionale di una nazione (nation-branding).
Quest’ultima finalità sta prendendo sempre più piede, in linea al bisogno dei singoli Paesi di lavorare sulla propria immagine per “battere” la concorrenza e risultare come meta appetibile per turisti, consumi e, di conseguenza, investimenti internazionali. Si tratta di strategie di “soft power”, o potere convincitivo, attraverso il quale un Paese utilizza risorse intangibili, come la cultura, i valori e le istituzioni, per affermare la propria posizione nel contesto geopolitico internazionale. Data l’ampia copertura di cui godono alcune manifestazioni sportive, proprio come i mondiali di calcio, non stupisce che diverse nazioni facciano a gara per potersi accaparrare gli oneri, e gli onori, di ospitarle. Il Qatar, in particolare nella sua capitale Doha, ormai da anni si sta facendo teatro di diverse manifestazioni sportive, dal nuoto alla scherma. Il prossimo grande passo, tuttavia, è un sogno a cinque cerchi. Il Qatar, infatti, farebbe parte di una (stranamente lunga) lista di Paesi che ha presentato la propria candidatura per ospitare le Olimpiadi 2036»
Si tratterebbe, conclude Debach, del primo Paese arabo a organizzare i giochi, anche se a fargli concorrenza “in casa”, parrebbe esserci anche l’Arabia Saudita.