La sostenibilità rappresenta ormai una componente essenziale per la competitività delle imprese e per lo sviluppo dell’economia in generale.
Nell’ambito dei fattori ESG sono contemplate anche tematiche sociali e di governance, ma il focus è attualmente rivolto in primo luogo alle problematiche ambientali.
L’UE si trova in prima linea nel sostenere un’economia a ridotti impatti climatici, tant’è che la previsione è di 180 miliardi di euro all’anno indispensabili nel periodo 2024-2027 per sovvenzionare il Green Deal UE, ossia l’insieme di politiche offerte dalla Commissione Europea per realizzare la neutralità climatica in Europa entro il 2050. La vastità degli interventi economici ipotizzati a favore della transizione energetica ed ecologica è comprovato anche dal PNRR italiano (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che avrà il compito di traghettare l’Italia verso un’economia più sostenibile e “green”.
Risulta quindi indispensabile la partecipazione delle imprese ma anche di tutto il sistema bancario al fine di destinare risorse appropriate verso attività a minor impatto ambientale.

Francesco Megna-autore del pezzo
Da due anni gli Istituti di Credito introducono un nuovo coefficiente nelle valutazioni per la concessione di credito alle imprese: l’adeguamento delle attività d’impresa alla tassonomia UE , deliberata dal Parlamento Europeo nel 2020 che stabilisce quando un’attività economica può definirsi ‘ecosostenibile’. Gli organismi di vigilanza europea chiedono alle banche di adeguare i propri programmi di business all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e a partire dallo scorso anno, richiedono l’invio di un nuovo parametro, il GAR (Green Asset Ratio), cioè la somma delle attività bancarie conformi alla tassonomia UE, rispetto al totale delle attività dell’Istituto di Credito. Lo scopo è quello di agevolare , nell’erogazione di finanziamenti, le attività classificate come sostenibili dalle regole UE per convogliare più risorse possibili verso progetti rispettosi dell’ambiente . Gli stessi Istituti bancari sono incentivati in questo senso, in quanto un GAR non in linea con gli obiettivi potrebbe determinare svantaggi anche sul mercato. L’80% circa delle banche considera i criteri ESG un elemento reputazionale e non necessariamente correlato al business.
Alla luce di questo quadro normativo, quali sono le conseguenze per le nostre imprese? Sicuramente non è più rinviabile l’impegno verso la transizione ecologica e l’adeguamento del proprio business alle regole ESG in generale. Raggiungere gli obiettivi di sostenibilità richiede investimenti ingenti e in taluni casi la revisione di parte del modello di business, anche se comunque l’attenzione ai temi ESG comporta numerosi vantaggi per l’azienda, soprattutto nell’attuale contesto europeo. Che il mondo degli affari ed i consumatori stiano prestando sempre maggior attenzione agli indicatori ESG è ormai un dato di fatto. Sta nell’abilità dell’imprenditore essere in grado di comprendere quali trend impatteranno maggiormente il proprio business, e come NON seguire alcuni trend cambierà l’andamento dell’azienda. Tra i vantaggi: maggiori ricavi,seguendo i trend di settore/dei consumatori ;minori costi, implementando tecnologie e processi che riducono le materie prime necessarie, gli sprechi e gli interventi di manutenzione.
Per poter ricevere sostegno dal sistema finanziario nel cammino verso la sostenibilità, sarà comunque determinante la comunicazione dei dati ESG alle banche. Per le quali sarà infatti indispensabile ricevere comunicazioni precise e puntigliose sulle attività aziendali e sulla misura in cui esse siano in linea con la la tassonomia europea, per decidere quante risorse e a che prezzo erogarle. La tematica fondamentale è dunque quella della chiarezza e trasparenza dei dati, che dovranno dimostrare in modo trasparente e ineccepibile l’impatto sociale ed ambientale delle attività svolte dalle imprese. Le principali soluzioni sono la normalizzazione e semplificazione delle informazioni richieste richieste e, prima di tutto, la diffusione di esperienze al fine di ampliare la consapevolezza delle PMI sui temi della sostenibilità.
DI FRANCESCO MEGNA
Esperto di Finanza ed Economia