11,5 miliardi di euro: a tanto ammontano i fondi erogati dall’Inps per l’assegno unico universale nei primi 7 mesi del 2024 ad oltre 6,2 milioni di nuclei familiari per un totale di quasi 9,9 milioni di figli. Lo indica l’Osservatorio statistico dell’Istituto secondo cui per luglio l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, si attesta su 171 euro.
Nel 2023 per l’assegno unico erano stati spesi 18,17 miliardi.
In generale nel 2024 l’importo va da un minimo di 57 euro, in assenza di Isee o con Isee pari o superiore a 45.574,96 euro, ad un massimo di 199,4 euro per Isee fino a 17.090,61 euro.
Si tratta di una misura di supporto ai genitori erogata al posto di altre agevolazioni come il bonus bebè, il premio alla nascita, gli assegni familiari o quelli comunali per le famiglie numerose e le detrazioni a carico. Il trattamento fa parte del Family Act, ovvero della legge delega approvata l’11 giugno 2020 dal Consiglio dei ministri.
Possono farne richiesta tutte le famiglie, indipendentemente dalla loro fonte di reddito: hanno accesso, infatti, lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti.
L’assegno mensile viene riconosciuto dal settimo mese di gravidanza alle famiglie che hanno figli a carico fino ai 21 anni, con un importo più basso a partire dal diciottesimo anno di età. L’assegno viene riconosciuto anche dopo i 21 anni per i figli disabili a carico. Per loro è prevista una maggiorazione in base al grado di disabilità.
In caso di separazione o di divorzio, l’assegno unico figli viene ripartito in pari misura tra i genitori. In pratica, viene riconosciuto ad entrambi gli ex coniugi in caso di affidamento congiunto dei figli, mentre se c’è un solo genitore affidatario sarà lui ad avere diritto all’assegno unico in caso di separazione, annullamento, cessazione o scioglimento del matrimonio.