Gli stranieri sono tornati a viaggiare ed hanno trainato il turismo nel trimestre estivo giugno-agosto. Un riscontro positivo si attende a settembre ma a gettare un’ombra sulla filiera è la debole domanda interna, quindi degli italiani che, complice il caro-vita, hanno preferito restare a casa. Altro tema caldo è la tassa di soggiorno che potrà essere applicata da tutti i Comuni su base volontaria, secondo gli ultimi accordi tra Governo ed Anci. Ma rimane il problema, preoccupante, degli aumenti. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Vittorio Messina, presidente di Assohotel-Confesercenti.
Presidente iniziamo facendo un bilancio. Come è andata la stagione estiva finora sul fronte turistico alberghiero? Spesso si è parlato di over-tourism, è corretto? Chi ha popolato di più le nostre terre, gli italiani o gli stranieri?
«Abbiamo avuto un trimestre estivo, giugno-agosto, con luci ed ombre. C’è stata senza dubbio una grande partecipazione di presenze straniere. Soprattutto gli americani sono tornati a viaggiare con percentuali a due cifre, compensando l’importante flessione registrata invece dagli italiani che ci impone una importante riflessione sulle motivazioni che hanno spinto molti dei nostri connazionali a rimanere a casa o a preferire l’estero. Secondo le nostre stime, i pernottamenti tra giugno e agosto sono diminuiti dello 0,7%, per una flessione di 1,4 milioni di presenze rispetto allo scorso anno. Il calo della domanda italiana arriva al 2,9%, con valori di forte diminuzione nelle località balneari (-4,1%), termali (-5,3%) e dei laghi (-3,7%). La contrazione della domanda interna è stata registrata da tutte le imprese della filiera del turismo, in particolare dagli stabilimenti balneari e dalla ristorazione. Anche le strutture della ricettività hanno sofferto gli effetti di una minore capacità di spesa degli italiani, che hanno ridotto ulteriormente la durata dei soggiorni e innalzato di conseguenza i costi di gestione delle imprese. Complessivamente la permanenza media degli ospiti è scesa a 3,9 notti dalle 4,0 del 2023, ma è diminuita anche la richiesta di servizi aggiuntivi ed è aumentato l’interesse verso le sistemazioni a tariffe più contenute per meglio controllare il budget della vacanza. Venendo all’over-tourism, deve essere governato affinché non si avvii verso un processo degenerativo irreversibile. Bisogna anche qui avviare una riflessione elevando la qualità dei servizi di accoglienza anche rispetto al resto del mondo. L’Italia è un Paese che ha raggiunto un livello di accoglienza importante, non può essere paragonato a territori emergenti che invece stanno cercando di conquistare fette di mercato ed il loro posto nel mondo sul fronte turistico. È chiaro che quindi possiamo osare di più anche sul fronte dei prezzi».
Meteo caldo e tariffe da bassa stagione stanno indirizzando molti italiani a fare le ferie posticipandole a settembre rispetto ad agosto. Quali sono i dati in vostro possesso?
«Per il secondo anno consecutivo settembre si presenta con numeri importanti. Per il mese si prevede l’arrivo nelle strutture ricettive di 15 milioni di turisti per un totale di 50,2 milioni di pernottamenti, lo 0,6% in più rispetto a settembre 2023. Le tendenze più ottimiste sono attese per le imprese delle città d’arte (+2,4%%), delle località rurali e di collina (+2,1%). Una leggera crescita è attesa anche per le località dei laghi (+0,9%) e ad “altro interesse” (+0,8%), mentre si registra un calo per le località marine (-0,5%), di montagna (-0,6%) e del termale (-1,2%). Ma se da un lato cambiamento climatico vuol dire un allungamento della stagione estiva che spinge le persone a fare le ferie a settembre per le belle giornate che il mese ancora propone, dall’altro vuol dire anche ritardo della stagione invernale, bombe d’acqua etc. Voglio ricordare che nell’ultimo Decreto Omnibus il Governo ha stanziato 13 milioni per far fronte ai mancati introiti della filiera turistica degli Appennini a causa della mancanza di neve che ha generato danni economici rilevanti. Per questo è essenziale che tutto il comparto si adatti e sia sempre pronto ad affrontare i problemi che il cambiamento climatico può comportare».
Vacanze sempre più care per chi decide però di trascorrerle in Italia. Secondo i dati di Eurostat, infatti, il nostro Paese lo scorso luglio ha conosciuto rincari medi sui pacchetti vacanza del 19,5% rispetto a un anno fa, quasi il triplo rispetto a quelli registrati nell’Unione europea (+6,6%). Come mai questi rincari? Gli alberghi ma anche i viaggi in generale diventeranno un lusso per pochi?
«Assolutamente no. Mi permetta di sottolineare che i rincari, frutto di speculazioni ai danni dei consumatori, vanno osteggiati e condannati. Ma in generale l’aumento dei prezzi è stato fisiologico dovuto al costo della vita più elevato, alla crescita dei prezzi energetici e agli alti tassi sui prestiti bancari».

Vittorio Messina, presidente di Assohotel-Confesercenti
Polemiche di queste settimane è la possibilità di rincari anche sulla tassa di soggiorno che potrebbe arrivare fino a 25 euro. Lei cosa ne pensa?
«Si può e si deve discutere ampiamente della riforma dell’imposta. Senza però perdere mai di vista la questione fondamentale: deve essere equa ed inserita in una visione strategica di rilancio del turismo e di crescita dei flussi turistici. La tassa di soggiorno è una imposta di scopo e come tale deve essere considerata, ovvero per promuovere l’offerta turistica, mentre purtroppo viene utilizzata per rimpinguare i bilanci dei Comuni. La soluzione di buon senso sarebbe quella di calcolare l’imposta di soggiorno in percentuale sul prezzo effettivo cui è venduta la camera, con indicazione di un tetto massimo del 5% dell’importo stesso e comunque non eccedente il limite di 10 euro a notte. Una revisione in tale senso dell’imposta favorirebbe inoltre i controlli delle amministrazioni e del fisco».
Le strutture ricettive proposte sono molteplici. Sta spopolando la soluzione degli affitti brevi. La preoccupano?
«Quello che mi preoccupa è l’assenza di normative chiare per l’extra alberghiero. Occorre una regolamentazione certa a tutela non solo dell’ospite dal punto di vista della sicurezza e dell’igiene, ma anche e soprattutto dei siti dove vengono proposte queste soluzioni ricettive. L’extralberghiero era nato come un reddito complementare mentre è diventata una vera e propria attività d’impresa. In questo caso deve per forza sottostare alle regole del comparto. Urge intervenire in questa zona grigia attraverso una legislazione ad hoc, in modo tale che si possa competere equamente senza che gli alberghi vadano a rimetterci»
Criticità e driver di crescita. Presidente, cosa migliorare e su cosa puntare per far crescere il settore?
«Bisogna puntare su servizi di qualità, su un turismo sempre più sostenibile, migliorando anche la proposta culturale, perché oggi si viaggia molto stando attenti a questi elementi. Bisogna entrare nell’ottica che il turismo rappresenta un comparto economico fondamentale per la crescita del nostro Paese che quindi necessità di figure professionali specializzate».
Anche per Messina, esattamente come per Bocca, il turismo alto-spendente rappresenta un driver di crescita importante. Lo dimostra il fatto che gli stranieri sono tornati a viaggiare in Italia e lo hanno fatto a due cifre, soprattutto gli americani che fanno parte di quei “Big spender”, ovvero coloro che spendono alla grande, che cercano e vogliono il meglio quando visitano l’Italia. Ma per Messina è anche fondamentale pensare a tutta l’Italia come ad un Paese attrattivo dal punto di vista turistico: per fare questo bisogna puntare su località potenzialmente molto attrattive ma che hanno necessità di crescere, anche attraverso una riqualificazione e rigenerazione urbana.