«La prima seduta della settimana ha visto prevalere il segno meno, segnalando un avvio prudente dopo la solida performance della scorsa settimana. Il settore finanziario europeo è stato poi sotto pressione a causa delle raccomandazioni della BCE di prudenza su dividendi e buyback. Sebbene alcuni upgrade su titoli come Terna e Ferrari abbiano dato un lieve impulso positivo, non sono riusciti a invertire il sentiment. Al contrario, i downgrade su Munich Re e Kering hanno pesato sui rispettivi settori. In questo contesto, solo il settore energetico è riuscito a chiudere in positivo, sostenuto dall’aumento dei prezzi del petrolio». A dirlo è Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Anche negli Stati Uniti ha prevalso il segno meno, appesantito dal rialzo dei rendimenti dei Treasury e dal rafforzamento del dollaro. «E’ difficile attribuire il rialzo dei rendimenti di ieri all’inflazione, soprattutto considerando che la parte lunga della curva ha registrato l’aumento più significativo. Ci sono altri fattori in gioco che influenzano la curva dei rendimenti, come il cambiamento nelle aspettative di politica monetaria: i mercati potrebbero anticipare che i tassi rimarranno elevati più a lungo, non perché ci sia un’inflazione galoppante nel breve termine, ma perché le banche centrali vogliono evitare di allentare prematuramente la stretta monetaria. Questo scenario è coerente con un aumento della parte lunga della curva, poiché gli investitori richiedono un premio maggiore per detenere obbligazioni a lunga scadenza, riflettendo l’incertezza economica e l’aspettativa di tassi alti più a lungo – prosegue l’analista. – Quindi, anche se l’inflazione non è ancora completamente sotto controllo, il rialzo dei rendimenti sulla parte lunga della curva non dipende solo dalle pressioni inflazionistiche, ma piuttosto dalla strategia monetaria prudente delle banche centrali, così come dalle aspettative di una crescita del debito pubblico americano. A prescindere da chi si imporrà nella corsa alla Casa Bianca, i mercati stanno iniziando a prezzare una futura espansione fiscale. Entrambe le amministrazioni, infatti, potrebbero promuovere politiche di spesa più aggressive, aumentando l’emissione di titoli di Stato e portando a un incremento dell’offerta di debito. Questo scenario contribuisce a giustificare la crescita dei rendimenti, poiché gli investitori richiedono un premio maggiore per detenere obbligazioni a lungo termine, temendo pressioni fiscali e inflazionistiche future».
Il debito pubblico ha subito un’impennata: nelle ultime tre settimane è aumentato di 473 miliardi di dollari, portando il totale a un livello record di 35.800 miliardi di dollari. Questo significa che, in meno di un mese, ogni americano ha indirettamente accumulato 1.450 dollari di nuovo debito. L’onere complessivo del debito pro-capite ora ammonta a circa 103.700 dollari per ogni cittadino. Un altro dato rilevante è l’aumento del costo del servizio del debito. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno pagato 1,16 trilioni di dollari in interessi sul debito, il primo anno in cui questa cifra ha superato la soglia dei 1.000 miliardi di dollari. In pratica, ogni americano ha contribuito con 3.360 dollari solo per coprire gli interessi sul debito pubblico. Secondo Debach “la vera questione ora è: quale sarà il piano a lungo termine per gestire questo crescente indebitamento? L’espansione del debito pubblico, se non gestita, rischia di compromettere la sostenibilità fiscale del Paese. In futuro, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti ad aumentare le tasse o ridurre la spesa pubblica per evitare una spirale incontrollata del debito e ripristinare l’equilibrio economico. Con le elezioni imminenti e la possibilità di amministrazioni con visioni diverse (come Trump o Harris), la gestione del debito diventerà un punto cruciale per la politica economica americana ma non un tema di campagna elettorale”.
Questa settimana il settore automotive sarà sotto i riflettori, con la pubblicazione delle trimestrali di Tesla, General Motors, Porsche e Mercedes-Benz, cruciali per valutare la tenuta dell’industria in un contesto macroeconomico complesso e un mercato europeo in evidente difficoltà. Gli aggiornamenti sui risultati finanziari forniranno una lettura importante su come le principali case automobilistiche stiano navigando le sfide attuali, tra cui dazi sulle auto elettriche cinesi e una domanda di veicoli elettrici in rallentamento.
Secondo i dati ACEA a settembre le immatricolazioni di auto nuove nell’Unione Europea sono calate del 6,1% su base annua, con i mercati di Francia (-11,1%), Italia (-10,7%) e Germania (-7%) in forte contrazione. Questo evidenzia come la domanda interna stia continuando a indebolirsi, aggravando le pressioni sul comparto. «Il dato più critico arriva da Stellantis, che ha subito un crollo del 27% nelle immatricolazioni rispetto a un anno fa, confermando le difficoltà nel mantenere competitività e volumi in un mercato sfidante. Al contrario, Tesla ha registrato un aumento delle vendite del 31%, con 31.555 veicoli consegnati nel mese di settembre. Nonostante questo slancio, le vendite cumulative di Tesla da inizio anno risultano in calo del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2023, dimostrando che anche il leader del segmento elettrico non è immune alle incertezze del settore – spiega ancora. – Va inoltre notato che la quota di mercato globale dei veicoli elettrici è scesa dal 14% dello scorso anno all’attuale 13,1%, un segnale che suggerisce una domanda meno vivace rispetto alle attese. Con i dati di consegna già pubblicati e l’evento dei robotaxi ormai alle spalle, l’attenzione degli investitori si concentrerà sui margini di profitto e sulla domanda futura. Tesla è attesa al varco da Wall Street, con previsioni che stimano per il terzo trimestre un utile per azione di 58 centesimi su un fatturato di 25,4 miliardi di dollari. A titolo di confronto, nello stesso periodo dell’anno scorso la casa di Elon Musk aveva registrato un EPS di 66 centesimi su ricavi pari a 23,4 miliardi di dollari. Gli analisti monitoreranno da vicino l’evoluzione della redditività di Tesla, con particolare attenzione ai margini, considerato il recente calo dei prezzi dei veicoli per sostenere la domanda. In questo contesto, i numeri del terzo trimestre saranno essenziali per capire se il produttore di auto elettriche riuscirà a bilanciare crescita dei volumi e profittabilità, consolidando la sua posizione in un mercato che si sta facendo sempre più competitivo».