Ha preso il via la terza giornata del Forum di Davos. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez ha assicurato che una guerra commerciale non è nell’interesse dell’Ue e degli Usa. «Condividiamo un forte legame transatlantico, le nostre economie sono molto interconnesse e credo che una guerra commerciale non sia nell’interesse né degli Stati Uniti né dell’Unione Europea – ha spiegato. – Una guerra commerciale è una specie di gioco a somma zero. Dobbiamo concentrarci su come rafforzare la nostra relazione transatlantica, che ora è più importante che mai».
Il Commissario Ue per l’Economia Valdis Dombrovskis ha però spiegato che se l’amministrazione Trump metterà in pratica la minaccia di nuovi dazi contro i prodotti europei, “la Ue è pronta a difendere i suoi interessi. Siamo pronti a rispondere in modo proporzionato se sarà necessario, come abbiamo fatto durante la prima amministrazione Trump“. Le parole riecheggiano quanto affermato dalla Lagarde.
A Davos è intervenuto anche il governatore della Banca di Francia e membro del Consiglio Bce, Francois Villeroy de Galhau che è tornato sulla questione dei tassi. «Noi siamo stati i primi a tagliare i tassi e ora siamo la banca centrale con i tassi più bassi al 3%. Nei prossimi trimestri il compito sarà semplice: saremo vigili, ma fiduciosi, anche se siamo ancora piuttosto lontani dal tasso neutrale, che si aggira attorno al 2%. Pertanto, il raggiungimento del 2% entro l’estate prossima è plausibile. Il decoupling dalla Fed non rappresenta un problema. Siamo banche centrali indipendenti – ha detto. – È troppo presto per dire se le politiche di Trump ridaranno fiato all’inflazione potremmo aspettarci alcuni effetti inflazionistici negli Stati Uniti. In Europa, invece, non vedo effetti significativi, per cui mi aspetto che il processo di disinflazione prosegua e che la vittoria sull’inflazione sia definitiva».
«Aziende e istituzioni finanziarie si stanno rimangiando gli impegni in tema di ambiente e a loro dico “Siete dalla parte sbagliata della storia, della scienza e anche dell’interesse dei consumatori». E’ l’accusa lanciata dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che parla di “una decisione miope e paradossalmente è sia egoista che autolesionista“. Al contrario, secondo Guterres, nel 2025 imprese e istituzioni finanziarie devono “definire e adottare piani concreti per la transizione“. «Non possiamo permetterci di tornare indietro – ha aggiunto. Il 2025 deve essere l’anno più importante dell’azione per il clima».
Secondo il segretario la nostra dipendenza dai combustibili fossili è “un mostro di Frankenstein che non risparmia nessuno“. Parlando in generale del “caos climatico” in cui stiamo vivendo, Guterres ha poi aggiunto: «oggi assistiamo all’innalzamento del livello del mare, a ondate di calore, inondazioni, tempeste, siccità e incendi. Sono solo un’anteprima del film dell’orrore che verrà».
Guterres riconosce il ruolo svolto da Donald Trump, ancora prima del suo insediamento, nel portare avanti una “diplomazia robusta” che ha contribuito alla tregua tra Israele e Hamas a Gaza. «Tuttavia – ha sottolineato – quello che non è ancora chiaro è il futuro dei rapporti fra Israele e i palestinesi e se la prossima fase è un cessate il fuoco permanente, l’altra possibilità “è che Israele, sentendosi rafforzato dai suoi successi militari, pensi che sia il momento di annettere la Cisgiordania e lasciare Gaza in un limbo senza una chiara forma di governo. Questa sarebbe una totale violazione del diritto internazionale e significherebbe che non avremo mai una vera e stabile pacificazione in Medio Oriente. Più nell’immediato la prossima mossa spetta all’Iran: la mia speranza è che gli iraniani capiscano che è importante una volta per tutte chiarire che rinunceranno ad avere armi nucleari».
A Davos si continua a parlare anche della minaccia di Donald Trump di prendersi il Canale di Panama. Torna sul tema il diretto interessato, il presidente panamense José Raul Mulino. «Il Canale – ha spiegato durante una tavola rotonda – non è stato un regalo degli Stati Uniti. Appartiene a Panama e continuerà ad appartenere a Panama».