Per tante persone arrivare in serenità alla fine della giornata lavorativa e conciliare bene gli impegni professionali con la vita privata diventa sempre più difficile. Risultato? Stanchezza, rischio di burn out, sensazioni di esaurimento toccano un lavoratore dipendente su tre. Lo dice l’ultimo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale.
A vivere in qualche modo situazioni di stress o ansia legate al lavoro sono il 73% dei lavoratori; il 76,8% non sempre è riuscito a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro; il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane; il 73,9% sente di avere troppa pressione addosso quando è in ufficio.
Sono 3 milioni, invece, i lavoratori affetti dalla cosiddetta sindrome da corridoio, cioè quel groppo di ansie e disagi tra lavoro e vita privata, che riduce drasticamente il benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale.
Le dimensioni del lavoro che contano positivamente per il benessere soggettivo sono per il 94,6% dei dipendenti un buon rapporto con superiori e colleghi, cioè un buon clima aziendale, per il 93,1% la possibilità di operare con un certo grado di autonomia, per il 92,2% un riuscito bilanciamento tra vita privata e lavoro, per il 91,6% la flessibilità degli orari, per l’87,6% sentirsi valorizzati in azienda e per il 64,1% lavorare anche in smart working.
«I tempi sono maturi per le aziende per proporsi come hub del benessere, garantendo ascolto e accompagnamento. Attrarre e trattenere lavoratori significa sempre più misurarsi con le loro nuove e inedite aspettative», sottolinea Giorgio De Rita, segretario generale del Censis.