Sull’onda dell’entusiasmo di Wall Street dopo l’accordo, seppur temporaneo, tra USA e Cina sui dazi, anche l’Europa apre in positivo. Si tratta, però, di un entusiasmo che non ha convinto l’Asia i cui mercati hanno registrato un andamento contrastato e a macchia di leopardo. Infatti gli operatori asiatici guardano con qualche dubbio alla finestra temporale di 90 giorni, finestra che è vista più come una tregua che non come un’apertura reciproca al dialogo.
L’accordo taglia le tariffe al 10% (30% se si considerano anche quelli sul fentanyl) dal precedente 145% e concede 3 mesi di tempo per riuscire a trovare un’intesa definitiva. Inoltre il testo prevede che gli USA cancellino anche i dazi “de minimis” sulle spedizioni con valore fino a 800 dollari in arrivo dalla Cina.
Le nuove decisioni hanno dato non solo una spinta alle azioni dei listini mondiali (tecnologico e dei beni di consumo discrezionali in primis) ma, soprattutto la scelta di cancellare anche i dazi sui cosiddetti de minimis, hanno fatto pensare ad un “Trump dut” ovvero un provvedimento preso dall’amministrazione Trump per risollevare il mercato azionario statunitense in forte crisi dopo l’adozione dei dazi che, con un effetto boomerang ampiamente previsto, ha creato il caos a Wall Street.
Una teoria che potrebbe essere rafforzata dalle nuove proiezioni di Goldman Sachs che tagliano le previsioni di recessione per gli Stati Uniti dal 45% al 35% proprio grazie all’accordo. Parallelamente molte dichiarazioni di media e analisti hanno evidenziato come l’intesa sia in realtà una vittoria della strategia adottata da Pechino caratterizzata da forte risolutezza e risposte immediate ed aggressive.
Intanto le banche d’affari più importanti stanno rivedendo le loro previsioni sulla Cina dopo l’accordo e in previsione di un’intesa definitiva. UBS ritiene che la crescita del PIL cinese nel 2025 potrebbe salire tra il 3,7% e il 4%, rispetto al precedente scenario base del 3,4%. ANZ Bank parla di un PIL oltre il 4,2% quest’anno, ovvero oltre il livello precedentemente fissato ad aprile. Anche Morgan Stanley ha ritoccato al rialzo le previsioni sul trimestre in virtù di esportazioni più forti mentre Citi ha alzato del 2% il suo obiettivo per l’indice Hang Seng, portandolo a 25.000 entro la fine dell’anno e a 26.000 entro la prima metà del 2026.
Un primo effetto della tregua sui dazi lo si è visto immediatamente sul principale listino a stelle e strisce, l’S&P 500 che ieri è salito del 3,26%. A ruota sono saliti anche il Dow Jones con un + 2,8% mentre il Nasdaq ha visto un + 4,35% con nomi come Nvidia e Broadcom in rally. Numeri dall’Europa confermano il trend positivo con l’indice Stoxx 600 che ha guadagnato l’1,21. Anche qui alcuni titoli hanno salutato con gioia la firma dell’accordo, con un + 10%, ad esempio, registrato sulle azioni del gigante delle spedizioni Maersk.
Guardando ancora all’economia USA, i tagli tariffari tra Stati Uniti e Cina arrivano in un momento cruciale ovvero le spedizioni per la stagione natalizia. Secondo i dati della National Retail Federation, lo scorso anno quasi un quinto delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, molti dei quali in arrivo proprio dalla Cina, è avvenuto durante le festività natalizie con un aumento del 4% sull’anno precedente e un totale di entrate pari a 994,1 miliardi di dollari. Come è noto le ordinazioni avvengono solitamente con vari mesi di anticipo e dato il problema dazi molte aziende sono riuscite a ricreare le catene di fornitura trovando mercati alternativi a quelli cinesi.