
Da un lato le Banche centrali si preparano a rialzare i tassi, dall’altro l’oscillazione dei prezzi rimane fortemente dipendente dalla posizione geografica
L’esplosione del conflitto in Ucraina ha esteso le sue implicazioni a diversi settori economici, compreso quello immobiliare. Al momento è ancora difficile diffondere delle prospettive ma, rilevando le prime oscillazioni di prezzo, è evidente come anche il mercato degli affitti e delle vendite di immobili subisca l’effetto indiretto della guerra.
Il primo elemento che emerge è un aumento del numero delle richieste di mutuo, in netta crescita nell’ultimo trimestre. Lo conferma un recente studio di Experian secondo cui le richieste di credito per acquisti immobiliari sono cresciute del 40% rispetto allo stesso periodo del 2021.
Questo dato è indicativo anche dell’andamento dei prossimi 6 mesi e ci suggerisce che la corsa al mutuo non si arresterà ma tenderà a una crescita esponenziale, seguendo l’aumento tradizionalmente rilevato nella seconda metà dell’anno.
La crisi e l’incertezza della guerra spingono infatti banche e istituti di credito a mantenere i rubinetti aperti, concedendo più denaro e favorendo una maggiore fluidità del denaro attraverso tassi prossimi allo zero. In questo modo si stimola la domanda di mutui, innescando di fatto un circolo espansivo.
I tassi tornano poi a salire una volta che le banche centrali hanno raggiunto il tetto di liquidità prefissato. Al momento, l’incertezza della guerra rende difficile ogni previsione su questo tetto e sulle tempistiche delle politiche economiche delle banche.
Ciò che possiamo affermare osservando gli indicatori macroeconomici è invece che i prezzi delle case in affitto o in vendita, parallelamente con l’inflazione in aumento, il caro-carburante e il rincaro energetico, andranno gradualmente a crescere.
L’oscillazione dei prezzi in tal senso non è univoca ma è fortemente influenzata dalla provenienza geografica. A rendere ancora più complessa la lettura del contesto è anche la forte variazione dei costi delle case rispetto alla posizione: un appartamento con la stessa metratura e le stesse caratteristiche può avere un prezzo molto differente a seconda che si trovi in una città di provincia o in un piccolo Comune, a Nord o a Sud.
Ciò che possiamo fare è fotografare la situazione contingente per analizzare i primi cambiamenti verificatisi dopo lo scoppio della guerra. Secondo i dati raccolti da Case in vendita sulle abitazioni di 50 mq in commercio, si riscontra una maggiorazione dei prezzi soprattutto in Valle d’Aosta (+6.85%), Calabria (+6.23%), Molise (+4.08), Campania (+2.73%), Veneto (+2.12%).
Seguono un andamento di crescita meno evidente Emilia Romagna (aumento non specificato), Lazio (+0.88%), Liguria (+0.26%), Puglia (+0.23%).
Viceversa, i prezzi scendono di molto in Basilicata (-9.31%), Trentino Alto Adige (-5.39%), Umbria (-2.17%) e Sicilia (-2.08%). Cali meno pronunciati sono evidenti in Friuli Venezia Giulia (-1,38%), Piemonte (-0.91%), Lombardia (-0.90%), Toscana (-0.88%), Sardegna (-0.47%) e Marche (-0.25%).
Il divario regionale si stratifica ulteriormente a livello provinciale; se ad esempio a Caltanissetta i prezzi dell’immobiliare crescono del 13.66%, a Potenza si registra un -9.31% dei prezzi.
Al momento comunque l’alzamento dei tassi già previsto prima dello scoppio della guerra sembra confermato, almeno secondo quanto dichiarato dalla Banca d’Inghilterra e dalla Banca d’America che hanno parlato di un aumento dello 0,25%. Più cauta la Bce che non ha ancora rivelato le sue intenzioni, anche se dovrebbe muoversi verso la stessa direzione.
L’aumento dei tassi, con ogni probabilità, subirà una spinta maggiore con l’appianarsi delle emergenze sanitaria e umanitaria: passerà quindi un po’ di tempo prima di vedere i Taeg all’1,96%, rispetto all’1% attuale.
Il collegamento con il mercato immobiliare da questo punto di vista non è diretto ma relativo alla possibilità di ottenere un mutuo a tassi bassi e quindi acquistare un immobile a un prezzo ragionevole.
di: Marianna MANCINI
FOTO: PIXABAY
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